La pandemia favorisce il fenomeno delle spose bambine

Oltre gli effetti sanitari provocati dalla pandemia, si è parlato più volte delle ricadute sull’economia, facendo rilevare le pesanti contrazioni del prodotto interno lordo degli stati più avanzati. Evidentemente il problema esiste e provoca problemi sociali, che, per ora, solo ammortizzatori sociali elaborati soltanto nei paesi più evoluti ne hanno permesso il contenimento. La crisi economica dei paesi più ricchi provoca effetti nelle economie più povere, in paesi dove il reddito a disposizione delle fasce più deboli della società si aggira sul limite della sopravvivenza. L’effetto combinato della crisi delle economie più ricche, che provocano la diminuzione delle commesse e degli aiuti presso i paesi più poveri ha generato una riduzione della ricchezza nelle nazioni che è andata ad impattare direttamente sui redditi delle famiglie, riducendo in maniera consistente una quantità finanziaria disponibile spesso già insufficiente. L’aumento esponenziale delle diseguaglianze in società non strutturate per una mobilitazione sociale ha provocato altri effetti per contenere la scarsa capacità di spesa. Uno di questi è l’aumento del fenomeno delle spose bambine, che provengono dalle famiglie più povere in stato di indigenza grave. Questa consuetudine è   presente in Asia e riguarda un numero sempre maggiore di adolescenti comprese nella fascia di età tra i 9 ed i 14 anni, ma secondo le Nazioni Unite i casi arrivano a riguardare ragazze fino ai 18 anni; le stesse Nazioni Unite stimano che il grave problema riguardi circa 12 milioni di bambine. L’azione di associazioni umanitarie ed organizzazioni non governative aveva ridotto il fenomeno grazie ad una azione che favoriva l’accesso all’istruzione ed a servizi sanitari più evoluti per le ragazze asiatiche. Tuttavia l’incremento della povertà causato dalla pandemia ha associato un processo culturale mai cancellato con la situazione di bisogno di tante famiglie, a cui deve essere sommato lo stato di difficoltà finanziaria delle associazioni umanitarie e non governative, che non possono disporre della liquidità necessaria per assolvere ai loro compiti. Il fenomeno sembra essere sottovalutato dagli stati occidentali, impegnati nelle problematiche interne inerenti alle crisi sanitarie ed ai problemi economici, ma rappresenta un elemento che, oltre alla gravità intrinseca del problema, contribuisce al mantenimento un clima che implica una serie di cause culturali che possono andare a favorire lo sviluppo di situazioni favorevoli al radicalismo. Occorre ricordare che la pratica del matrimonio precoce è tipica di molti paesi islamici interessati dall’estremismo ed intaccare il matrimonio precoce potrebbe significare intaccare il radicalismo nelle sue basi culturali. Oltre questa visione deve essere ben presente la necessità di innalzare i redditi delle famiglie più povere per diminuire la povertà che genera diseguaglianza e, nello specifico, traumi derivanti da violenze e gravidanze indesiderate nelle spose bambine, anche perché questa pratica non avviene solo nelle comunità islamiche ma anche in quelle indù e cristiane. L’azione delle associazioni umanitarie e dei movimenti non governativi è essenziale per continuare a lottare per la diminuzione delle spose bambine ed anche le Nazioni Unite dovrebbero incrementare la loro azione in attesa della sconfitta della pandemia; proprio per questo sarebbe importante che istituzioni come l’Unione Europea mettessero nei loro programmi gli investimenti necessari per intervenire in prima persona e per supportare chi già opera sul campo.