La nuova minaccia della Corea del Nord proviene dal mare

Con il solito tono trionfale Pyongyang ha annunciato la riuscita del test missilistico effettuato mediante il lancio da un sottomarino, si tratterebbe di una nuova tipologia di vettore balistico la cui costruzione rientrerebbe nel programma nordcoreano della costruzione di armi sempre più avanzate. Secondo la retorica del regime l’apparato missilistico sarebbe dotato di sofisticate tecnologie per la guida ed il controllo e rappresenterebbe l’evoluzione dell’armamento lanciato circa cinque anni fa, nel primo test relativo ad un armamento balistico mare terra. Questo armamento potrebbe rappresentare una minaccia strategica per la regione ed anche oltre, perché il missile sarebbe in grado di superare agevolmente la distanza della penisola coreana. La capacità di mobilità assicurata da una rampa di lancio non fissa e collocata su di un sottomarino rappresenta un potenziale offensivo in grado, potenzialmente, di colpire diversi obiettivi e la possibilità di armarlo con testate nucleari aumenta la minaccia della pericolosità della Corea del Nord, non nello scenario regionale, ma anche in quello globale. Tuttavia secondo alcuni analisti il fatto che sia stato usato lo stesso sottomarino impiegato nel test di cinque anni prima, potrebbe indicare che i progressi fatti in fase di lancio siano stati molto scarsi e non abbastanza compensati dall’aumento della pericolosità del nuovo vettore missilistico; in effetti per potere esercitare una pressione con un’arma del genere, non pare sufficiente il solo potenziale del missile, ma anche la capacità della base di lancio: la somma di questi due fattori può fornire il reale potenziale della minaccia, inoltre sembrerebbe che il sottomarino usato come rampa di lancio abbia la capacità di lanciare un solo missile balistico alla volta e non abbia la capacità di operare in modo continuativo in immersione, avendo la necessità di emergere con frequenza. Se queste notizie sono veritiere la capacità operativa e, quindi, strategica del mezzo subacqueo sarebbe notevolmente ridotta, soprattutto se confrontata con le possibilità, ad esempio, dei sottomarini nucleari americani, che verranno forniti all’Australia. In ogni caso anche un solo lancio, se gestito bene può colpire obiettivi sensibili o avere la capacità di alterare equilibri che, al momento appaiono molto fragili; tuttavia con un mezzo che ha queste limitazioni non si può sperare di condurre un conflitto, perché una eventuale reazione di apparati militari più organizzati sarebbe in grado di stroncare ogni velleità del paese nordcoreano. La situazione deve essere inquadrata più in termini politici che militari, anche tenendo in considerazione tutti gli elementi dello scenario. Il lancio del missile avviene in un momento difficile perché entrambi i due paesi coreani sono protagonisti di una forte politica di riarmo, che genera una sorta di equilibrio del terrore tra i due stati, dove le provocazioni possono creare incidenti capaci di pericolose reazioni; inoltre il dialogo tra Washington e Pyongyang subisce una fase di stallo da ormai troppo tempo. Come sempre, in questi casi, occorre chiedersi perché la Corea del Nord ha effettuato il lancio proprio ora; le ragioni possono essere multiple, sicuramente lo stato di bisogno della Corea del Nord, sempre in una situazione di grave crisi economica ed umanitaria, potrebbe fare pensare all’ennesimo espediente per cercare di ottenere aiuti attraverso l’unico mezzo conosciuto, che è quello della minaccia e del ricatto, che, peraltro, non hai funzionato troppo, almeno dal lato occidentale, mentre per quello che riguarda la Cina l’atteggiamento di Pechino, ha sempre tenuto un andamento non lineare; se questa considerazione è vera, appare, comunque, una sola parte della risposta, mentre un’altra possibile va, probabilmente, ricercata nel confronto tra Cina ed USA, dove la Corea del Nord potrebbe cercare di ritagliarsi un posto importante vicino a Pechino; occorre ricordare che i recenti sviluppi degli assetti del Pacifico, vedono la Cina in una posizione di isolamento contro l’unione di potenze occidentali. In questo quadro un ruolo da protagonista ingovernabile di Pyongyang, potrebbe essere funzionale a Pechino, che bisogna ricordare è l’unico alleato del paese nordcoreano e che non pare avere avuto reazioni al lancio missilistico. L’attuale scenario del Pacifico potrebbe favorire un ruolo da variabile impazzita per la Corea del Nord e garantire il proseguo della dittatura di Pyongyang, proprio per l’utilità funzionale agli scopi cinesi: un progetto di breve periodo probabilmente ritenuto sufficiente, per adesso, da Kim Jong-un.