I programmi di Biden per la prosecuzione della sua presidenza

Biden ha tempo circa tredici mesi per ottenere risultati efficaci, che possano permettergli di arrivare con una certa tranquillità all’appuntamento delle elezioni del Congresso. Il programma governativo si basa su tre temi principali, la cui riuscita condizionerà il giudizio sull’operato del presidente, ma, soprattutto, sull’assetto futuro degli Stati Uniti, attraverso una politica che si annuncia impostata su grandi investimenti finanziari per stimolare la crescita strutturale del paese. Il primo punto si basa su pressanti esigenze immediate e rappresenta il superamento della pandemia. Superare questo ostacolo significa, poi procedere in tranquillità con gli altri piani di sviluppo. Gli USA, attualmente, hanno già vaccinato in modo completo il 29,1% della popolazione, un dato che pone il paese molto più avanti che l’alleato europeo e, di per se, rappresenta già un successo sul quale è obbligatorio procedere senza subire rallentamenti. Il successo sulla pandemia è necessario e propedeutico per gli altri obiettivi che si è posto il presidente americano, sia perché rappresenta uno strumento di credibilità non contestabile, sia perché è funzionale per portare avanti i grandi investimenti che si vuole effettuare. Il secondo obiettivo è di natura amministrativa e si prefigge di superare le divisioni di uno stato altamente decentralizzato, dove la difficoltà maggiore è quella di mettere d’accordo una serie di amministrazioni pubbliche, che possono intralciare progetti a livello federale con una burocrazia molto diffusa. Si tratta di una sfida ambiziosa, perché significa volere imporre un cambio di mentalità, che ha come fine, sul breve periodo, avviare la riforma della rete infrastrutturale americana, che specie nelle regioni più remote, non è degna della prima potenza mondiale. Sia che siano strade fisiche o autostrade digitali, occorre rendere più snello il processo burocratico ed il compito non è facile quando si deve intrattenere rapporti con chi guida le amministrazioni dell’America più profonda. Dal punto di vista dello sforzo istituzionale si tratta di un programma simile a quello che l’Unione Europea è in procinto di effettuare, ma con uno sforzo finanziario ben maggiore, tanto da investire un importo pari a due volte e mezzo di quello fatto da Bruxelles. Si comprende come l’intenzione sia quella di stimolare la domanda interna insieme a dotare il paese di infrastrutture più avanzate, indispensabili per permettere a tutta la nazione di affrontare e sostenere lo sviluppo economico che l’evoluzione delle sfide mondiali imporrà già nell’immediato futuro. Il terzo obiettivo è il più ambizioso, proprio perché deve andare in direzione contraria alla politica interna, che gli Stati Uniti hanno intrapreso dagli anni ottanta del secolo scorso. L’intenzione è quella di sostenere un programma di Welfare, sia dal punto di vista normativo, che fiscale e che di entità di investimenti. Normative in grado di assicurare il congedo di maternità, la gratuità di alcuni gradi di istruzione ed il trasferimento di fondi dallo stato alle famiglie con bambini, sono provvedimenti consueti in Europa, ma la cui introduzione negli USA rappresenterebbe una vera e propria innovazione, soprattutto dopo il periodo di Trump, tuttavia l’interrogativo su come finanziare l’incremento dello stato sociale può avvenire solo con la riforma della tassazione che può consentire di reperire i fondi necessari. Biden intende praticare una serie di aumenti fiscali verso la parte più ricca della popolazione e che prevede, nei principali provvedimenti, di aumentare la tassazione dei profitti di impresa dal 21% al 28%, l’incremento della tassazione per l’uno per cento della popolazione più ricca del paese e l’aumento delle imposte sulle plusvalenze di borsa dal 20% al 30%. Se il piano delle infrastrutture sarà finanziato a debito, per l’incremento del Welfare la necessità di variare l’imposizione fiscale può incontrare delle contrarietà, largamente prevedibili nei repubblicani, ma anche presenti in parte dei democratici. Risolvere questi problemi è la difficoltà maggiore e più immediata che dovrà affrontare Biden, cercando un dialogo difficile con il Congresso e la ancora più complicata cooperazione tra i due partiti. La partita è aperta Biden ha un gradimento del 55% degli elettori, nello stesso periodo inferiore ad Obama ma superiore a Trump, ma con un 68% di elettori che apprezza la gestione della pandemia; si tratta di buoni dati di partenza, che dovranno essere rinforzati attraverso la capacità del presidente di convincere le parti sociali e politiche della bontà dei suoi progetti.