Le questioni irrisolte di Londra dopo l’uscita dall’Europa

L’accordo raggiunto in extremis, tra Unione Europea e Regno Unito, aldilà delle dichiarazioni opportuniste del premier britannico, che ha sottolineato come il legame tra le due parti resterà comunque dal punto di vista emotivo, storico, culturale e strategico, segna la fine del travagliato processo di uscita di Londra dal progetto dell’Europa unita e rappresenta un fallimento per entrambe le parti, che solo il tempo dirà quali saranno gli effetti reali ed i relativi vantaggi e svantaggi. Le dichiarazioni trionfalistiche che provengono da Londra hanno soltanto un fondamento politico, naturalmente funzionale alla Brexit, grazie alla ripresa della piena sovranità di Londra, che senza i vantaggi, spesso ingiustificati, accordati da Bruxelles, avrà problemi di diversa natura sul piano economico già nel breve periodo, ma che potranno acuirsi in maniera più grave nel medio e lungo periodo e non potranno essere risolti da accordi bilaterali di piccola entità, come il recente patto commerciale tra Londra ed Ankara. Nonostante l’approvazione del testo concordato con Bruxelles sia molto probabile, la grande parte di popolazione contraria all’uscita dall’Europa è rappresentata dalla spaccatura presente nei Laburisti, che, seppure ufficialmente favorevoli, devono scontrarsi con una forte opposizione interna, a causa dell’accordo considerato fortemente sfavorevole per gli operai, dal Partito Nazionale Scozzese, dove la questione dell’uscita dal Regno Unito è tornata di attualità proprio per l’abbandono dell’Unione, dal Partito Liberal democratico ed infine dal Partito Democratico unionista. I dissidi maggiori, quelli che potrebbero dare più problemi, riguardano la questione della pesca, che ha tenuto a lungo bloccate le trattative, dove è ritenuta ancora eccessiva la presenza dei pescherecci dell’Unione nelle acque inglesi, fattore che viene percepito come una ingerenza ancora troppo forte sulla sovranità britannica; inoltre è presente e molto sentito, il problema delle esportazioni dal Regno Unito, che costituiscono una materia molto discussa fin dal 1973, anno di entrata nella Comunità Economica Europea, se Bruxelles intenderà applicare le normative europee, potrebbero verificarsi situazioni di mancata congruità, che danneggerebbero decisamente l’attività di esportazione. Queste condizioni hanno favorito nel settore un senso di sfiducia nel governo, che è accusato di scarso impegno su questi temi e, sostanzialmente, di avere tradito tutto il comparto produttivo delle esportazioni per raggiungere più in fretta il risultato della Brexit. Il peso maggiore nell’economia inglese è rappresentato dal settore dei servizi finanziari, un terziario avanzato che è prosperato proprio grazie all’integrazione europea; attualmente la borsa inglese verrà considerata alla stregua delle principali borse estere, come New York o Singapore, senza più godere dei vantaggi garantiti dall’Europa: il concreto pericolo è che su questo stato di cose non ci sia la variazione auspicata da Londra e ciò ridurrebbe di molto il giro d’affari del comparto finanziario nazionale che avrebbe sicuramente pesanti ricadute sul prodotto interno lordo nazionale. Infine la questione scozzese è il vero pericolo, perché potrebbe favorire una dissoluzione del Regno Unito, proprio a partire dal territorio scozzese, che potrebbe generare un effetto a catena con implicazioni anche per il Galles e l’Irlanda del Nord. La permanenza di Edimburgo nel Regno Unito è stata determinata, seppure con poca differenza, proprio dalla garanzia della permanenza nell’Unione Europea, venuta meno questa condizione, un nuovo referendum avrebbe un risultato probabilmente differente; proprio per questo motivo da Londra rifiutano una nuova consultazione popolare sull’argomento, decisione rafforzata dai sondaggi che danno i favorevoli all’indipendenza il 60% dell’elettorato scozzese. Oltre alla tradizionale esigenza di autonomia, l’opinione pubblica scozzese è scontenta per il trattamento che i prodotti locali diretti in Europa, subiranno in conseguenza della devoluzione inglese. Con le elezioni del parlamento scozzese previste nel 2021 un risultato fortemente favorevole agli indipendentisti metterebbe il governo di Londra in grave difficoltà. Per quanto riguarda l’esame che il Parlamento europeo si è riservato dalla lettura delle circa duemila pagine del testo dell’accordo, che verranno esaminate a partire dai primi giorni di gennaio, sono presenti diverse incognite sull’approvazione a causa dei giudizi sfavorevoli sull’accordo dovuti alla sensazione delle troppe concessioni verso Londra, soprattutto da parte di Parigi. La possibilità di un “No deal” non è completamente scongiurata: da una parte e dall’altra, ma in prospettiva i problemi di Londra sembrano troppi per un percorso agevole, anche in caso di approvazione da entrambe le parti.