Dal Nagorno Karabakh possibilità di allargamento del conflitto da locale in regionale

Nella guerra del Nagorno Karabakh l’Armenia sembra essere in posizione sfavorevole rispetto all’Azerbaigian, che può godere dell’alleanza di una Turchia determinata a recitare il suo ruolo di nuovo protagonista ottomano. Il Nagorno Karabakh ha una popolazione di circa 150.000 abitanti, la cui maggioranza è di etnia armena e proprio per questo motivo è alla ricerca dell’autodeterminazione.  Per la Turchia non si tratta di essere scesa in guerra soltanto per appoggiare il paese turcofono dell’Azerbaigian, quanto di ribadire, soprattutto per l’opinione pubblica interna, la volontà di giocare un ruolo che oltrepassa quello della potenza regionale, ma anche di testare la reazione della Russia ad una invasione del suo spazio vitale o della zona di influenza che Mosca ritiene di sua esclusiva competenza. Occorre ricordare che la Russia è legata all’Armenia da una alleanza molto stretta, che potrebbe obbligarla ad intervenire in prima persona nel conflitto. La strategia di Erdogan appare quella di provocare le intenzioni di Mosca nell’ambito delle questioni regionali, soprattutto in ragione del fatto che la Russia vende armi all’Armenia, ma, contemporaneamente, le vende anche all’Azerbaigian, elemento che pare stia effettivamente considerando il comportamento russo. Il Cremlino, infatti, ha scelto molto responsabilmente, la via diplomatica ottenendo una tregua, che, però, non sembra del tutto rispettata. Le accuse di violazione sono reciproche, anche perché avvengono in una situazione fortemente condizionata da reciproca avversione che si è concretizzato in trenta anni di scontri. L’entrata in campo della Turchia sembra essere una provocazione apparentemente incomprensibile verso Mosca, perché il teatro dei combattimenti è contiguo ad una zona attraversata dal gasdotto turco costruito per il trasporto del gas russo verso il ricco mercato europeo. Oltre i motivi geopolitici, esiste una volontà di Ankara di incidere sui rapporti economici con Mosca per condizionare il ricco mercato del gas? La domanda è legittima per una economia in fase di recessione, come quella turca, che deve risollevare il gradimento del governo nel suo mercato politico interno, ma anche sostenere le spese per la sua politica estera espansionista. A sua volta, la Russia ha problemi di ordine interno non meno gravi, con il calo dei consensi di Putin, che ha registrato per la prima volta cali preoccupanti, oltre che i difficili rapporti con una opposizione sempre più crescente. In politica estera la questione bielorussa preoccupa non poco il Cremlino, già provato dall’impegno in Siria che non ha suscitato entusiasmi tra la popolazione e la questione dei territori russi in Ucraina, che minaccia contraccolpi diplomatici sempre più rilevanti. Considerando questi elementi la scelta della Turchia di appoggiare, se non di iniziare, il conflitto nel Nagorno Karabakh, può essere identificato come un elemento strategico all’interno di una dialettica non sempre univoca, ma che sembra volere verificare le reali intenzioni russe nella regione. Occorre non dimenticare che i rapporti trai due paesi attraversano sempre più spesso delle fasi di avvicinamento ed allontanamento repentine, secondo le reciproche convenienze, che spesso appaiono in contrasto. Risulta verificato che la Turchia, membro dell’Alleanza Atlantica, ha acquistato, contro il volere della stessa Alleanza Atlantica, apparati di difesa russa in aperto contrasto con la politica e le direttive di Bruxelles; ma poi si è schierata contro il regime siriano sostenuto dai russi, perché sciita, ma non solo, appoggiando gli integralisti islamici sunniti, usati anche contro i curdi, principali alleati degli americani contro lo Stato islamico. Le ripetute violazioni agli interessi dell’Alleanza Atlantica non hanno comunque prodotto alcuna reazione contro Ankara, che si è sentita legittimata a procedere sulla strada dell’arroganza e della violazione del diritto internazionale, praticamente senza sanzioni da parte della comunità internazionale. Attualmente il teatro di scontro del Nagorno Karabakh evidenzia ancora una volta come sia necessario fermare la Turchia, incominciando da sanzioni economiche molto pesanti per limitarne il raggio d’azione, anche perché le conseguenze, già pur gravi dell’attuale conflitto, possono diventare ancora peggiori, se la guerra potrà diventare uno scontro regionale alle porte dell’Europa, ma anche sul confine iraniano, con un impegno diretto che la Russia non potrà rinviare ancora per molto se la situazione non sarà stabilizzata, anche attraverso l’abbandono della presenza di Ankara.