Il Brasile nuova speranza delle democrazie

La nuova presidente brasiliana Dilma Rousseff si prepara a raccogliere le pesante eredita’ di Lula, capace di cambiare lo stato verdeoro fino a farlo diventare una grande potenza mondiale. L’impegno che la nuova presidente vuole prendere con il paese e’ ambizioso, ma anche doveroso: sradicare la miseria e fornire a tutti una possibilita’ di miglioramento sociale. I primi punti da percorrere saranno la guerra alla denutrizione con un programma alimentare capace di estinguere il problema della fame, ancora presente in un paese che si candida a diventare uno dei motori economici del pianeta; poi, altrettanto pressante, il problema abitativo con gran parte di poveri che vivono in bidonville  insopportabili per un paese civile, lo scopo e’ duplice, perche’ permette di combattere l’alto tasso di malattie endemiche che partono da questi villaggi ai margini della societa’. Gli scienziati sociali guardano con attenzione agli sviluppi della politica della nuova presidente e come sapra’ coniugare le promesse di una nuova coesione sociale in uno stato ricco non solo economicamente ma sopratutto di differenze sociali ed economiche, si trattera’ di operare una redistribuzione della ricchezza verso il basso, sapendo coinvolgere l’intera societa’ brasiliana in un processo di autotrasformazione condiviso.  Sara’ interessante vedere la reazione dei ceti dominanti ai quali sara’ inevitabilmente chiesto di rinunciare a porzioni di reddito in cambio di pace sociale, ma a cui sara’ fornita una nuova chiave di guadagno grazie alle economie etica e sostenibile, che saranno senz’altro incrementate grazie a contributi statali. Se il nuovo modello, perche’ inevitabilmente nuovo dovra’ essere, sara’ un successo, il Brasile si candidera’ a capofila dei paesi in via di sviluppo esportando un sistema sociale che potra’ garantire un benessere finalmente sostenibile sia economicamente che socialmente e potra’ anche essere uno stato leader nell’esportazione della democrazia in tutto il globo in modo morbido e quindi senza armi.