USA e Cina ed il Nobel per la pace.

L’assegnazione del premio Nobel per la pace al dissidente cinese Liu Xiabao segna un nuovo capitolo nello scontro sotterraneo tra USA e Cina; è lampante che dietro la premiazione ci sia la mano statunitense che tenta in tutti i modi di screditare il più diretto concorrente economico ma anche politico; tramontato l’astro prima sovietico e poi russo, retrocesso da superpotenza a grande potenza, la corsa per la supremazia mondiale è ormai tra americani e cinesi. Certo i primi godono ancora della supremazia politica, ma i secondi forti e consapevoli della potenza economica stanno facendo passi avanti conquistando consensi in quelle aree del pianeta che prima erano iscritti al club dei non allineati, sono paesi possessori di materie prime vitali per il prosieguo dell’economia cinese. La strategia americana è di compattare il più possibile i paesi occidentali in un’alleanza non scritta contro la politica economica cinese, il primo passo di questa alleanza è stato la ricostituzione del G7 in un’ottica di contrasto al deprezzamento della valuta cinese. Un’altro aspetto, e qui entriamo nell’assegnazione del Nobel, è quello di rimarcare su scala mondiale il mancato rispetto dei diritti umani, da notare che la Repubblica Popolare Cinese non è più rappresentata come stato comunista, e ci mancherebbe, ma come regime capitalista (forse il sogno dei capitalisti), capace di mobilitare un’enorme forza lavoro a costo contenuto ma sopratutto senza le tutele ed il reticolo di leggi e protezioni che tutelano i lavoratori occidentali, facendo, però lievitare il costo della produzione. Siamo, cioè, davanti ad una globalizzazione sbilanciata che da un po di tempo presenta il conto ai paesi occidentali, gli USA e l’Europa devono contenere l’emorragia dei posti di lavoro, peraltro dovuta non solo al problema della delocalizzazione del lavoro, ed è normale, oltre che comprensibile, che si difendano alzando in ogni modo l’attenzione verso le politiche cinesi  e la speranza è che accendendo i riflettori sui casi più famosi ed eclatanti ci sia una ricaduta positiva anche nel riconsiderare una legislazione del lavoro troppo sfavorevole agli ultimi anelli della catena. Che poi questo sia vantaggioso oltre che dal punto di vista economico anche da quello della giustizia sociale e che realmente importi ad USA ed Europa è tutto un’altro discorso.