Europa sotto scacco

Tralasciando le prediche coraniche, i berberi con i loro cavalli, le hostess, la tenda, insomma tutto quello che non è stato e tutto quello che è stato definito folklore il punto cruciale della visita del leader libico è stato, di fatto, il prezzo richiesto all’Unione Europea per bloccare il traffico di migranti che hanno proprio in Libia una delle basi di partenza principali per raggiungere il lato meridionale dell’europa; mai in un caso come questo è appropriato parlare di prezzo, d’altronde gli arabi sono ottimi mercanti, dato che anche l’importo finale è già stato deciso: 5 miliardi di euro affinchè l’Europa non diventi nera, non dalla rabbia, come probabilmente è già successo, ma nera nei suoi abitanti che dovrebbero diventare la maggioranza se la Libia aprisse i suoi cancelli. A parte la portata culturale della minaccia, che finirà per alimentare le parti politiche più retrive con tutte le conseguenze possibili e facilmente immaginabili, il ricatto ha un suo perchè: il movimento migratorio è stimato attualmente nel tre percento  della popolazione mondiale ed è un numero destinato probabilmente a crescere data la crisi mondiale ed il sempre crescente fattore di destabilizzazione politica e sociale della maggior parte delle aree interessate al fenomeno. Va detto che la UE ha già avviato progetti pilota proprio con la Libia per contrastare l’emigrazione clandestina del valore di 50 milioni di euro annui, ma ora Gheddafi alza il prezzo per fermare quella che sembra una vera e propria bomba ad orologeria puntata verso l’Europa, che deve prendere al più presto iniziative tese a non restare sotto scacco del capo di stato libico. Difficile dire cosa si potrà fare, già è difficile dover ammettere solo di trattare con un regime che non tiene in alcuna considerazione i più elementari diritti dei migranti, come più volte accertato, ma la realpolitik la fa da padrona, tenendo conto che si deve trattare anche con uno dei maggiori fornitori di energia (da cui l’Italia dipende e con cui giocoforza deve fare i conti), l’impressione è che la sparata sia stata alta per ricavare ancora qualcosa da mettere nel budget degli investimenti interni di cui la Libia ha bisogno per accrescere le sue infrastrutture, tuttavia la prossima riunione UE dovrà per forza mettere in conto strategie e soldi per fronteggiare il problema.