Trump irritato per la prosecuzione delle trattative tra Regno Unito e l’Unione Europea

La trattativa per l’uscita del regno Unito dall’Unione Europea rappresenta un’occasione per Trump per ribadire la propria azione politica contro Bruxelles e la sua unità. Una Europa divisa sarebbe più congeniale alle  mire economiche della Casa Bianca: affrontare i singoli paesi nella competizione commerciale sarebbe senz’altro più agevole che confrontarsi con un soggetto economicamente comunque forte e coeso. Non è un mistero  che per Trump l’Europa rappresenta un alleato scomodo: inaffidabile sul piano militare ed addirittura visto quasi come un nemico sul versante economico. Nonostante la scarsa affinità con la premier inglese, il presidente statunitense ha difeso l’Inghilterra contro l’Unione a causa del trattamento che Bruxelles sta riservando a Londra. Secondo Trump l’Europa risulta troppo rigida su processo di auotnomia inglese. L’annotazione non è però casuale, ma è strumentale alla decisione di imporre dazi doganali a settori merceologici europei, come quello agroalimentare e, sopratutto, quello relativo alla produzione di mezzi aerei per uso civile. Per Trump, anzichè guardare ai costi e benefici indotti dalla globalità del commercio con l’estero, è necessario riequilibrare ogni singola bilancia dei pagamenti con ogni rispettivo partner economico e quella verso l’Europa risulta a favore di Bruxelles di circa 10 miliardi di euro. La tattica del presidente americano sembra la stessa: alzare il prezzo della trattativa per poi raccogilere un risultato minore, ma che, comunque, costituisca un vantaggio per gli Stati Uniti. Ma l’irritazione di Trump deriva anche dalla mancata uscita dell’Inghilterra dall’Unione senza accordo, una soluzione che avrebbe favorito i rapporti diretti tra Londra e Washington ed avrebbe indebolito l’Unione, seocndo la prospettiva del governo statunitense. Inoltre l’allungamento delle trattative, che si sta delineando, rappresenta un intralcio alle speranze di Trump, che, anzi, vede concretizzarsi la possibilità di un accordo concordato con la reale possibilità di una unione doganale tra Inghilterra ed Europa; ciò non favorirebbe i prodotti americani in Inghilterra, sia di natura fisica che finanziaria. Il presidente americano si è espresso anche contro la possibilità che venga effettuato un nuovo referendum, ritenendolo sbagliato perchè andrebbe contro il primo pronunciamento del popolo inglese, che considera definitivo. L’avversione di Trump all’Unione Europea si dimostra così non solo di natura pratica, ma anche politica, rifiutando di ammettere, conformemente ai sovranisti europei ed agli stessi fautori inglesi di un’uscita senza accordo, che il referendum votato era soltanto di natura consultiva e non obbligava il governo inglese, di qualunque indirizzo politico fosse stato, ad aprire una fase di trattative interne e negoziati con l’Unione, che stanno portando il paese inglese a pesanti lacerazioni al suo interno e con conseguenze economiche gravissime. Il segnale che lancia Trump con queste affermazioni è eloquente: sebbene gli USA restino i migliori alleati dell’Europa, molte cose sono cambiate e da Bruxelles dovrebbe arrivare un segnale forte per dimostrare che il messaggio è stato recepito. Allo stesso modo questa ennesima intromissione di Trump deve diventare una lezione per le istituzioni europee, che devono preservare il proprio territorio anche dalle ingerenze degli alleati che hanno interessi particolari a dividere l’Unione.

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