Per Londra si avvicina la scadenza dell’uscita dall’Unione, nella più totale incertezza

Forse i parlamentari inglesi, di qualsiasi partito, stanno pensando che il Regno Unito possa accedere ai benefici di una transizione senza alcun accordo di ritiro, tuttavia, come ha specificato il negoziatore dell’Unione, senza accordo non vi è transizione. La negoziazione prevista dall’articolo 50 sembra essere fallita ed il pericolo di una uscita inglese dall’Unione Europea senza accordo è più concreta che mai. Ora la Camera dei Comuni vuole provare a verificare quanti consensi potrebbe ottenere la proposta di un nuovo referendum: attenzione si sa già che questa proposta verrà respinta a maggioranza, quello che si vuole verificare è soltanto se il numero di favorevoli può indicare una nuova strada da percorrere. Questo fatto è il simbolo dell’inconcludenza inglese ed il fatto che si verifichi a pochi giorni dalla scadenza del 29 marzo è abbastanza eloquente. Sarebbe anche arrivata la proposta di Macron per are ancora un tempo tecnico, comunque prima delle elezioni europee, per consentire agli inglesi di trovare una soluzione in extremis. Questa soluzione sembra essere gradita al governo di Londra, che spera ancora di trovare un sistema per consentire un uscita concordata con Bruxelles. La domanda è se ciò ha un senso. Se si comprende l’esigenza di mantenere un rapporto privilegiato tra UE e Regno Unito, dall’altra parte non si capisce come all’interno della Camera dei Comuni si possa arrivare ad un accordo. Infatti, se dalla parte continentale c’è la consapevolezza ed anche la certezza di avere cercato in ogni modo una soluzione concordata, non si può avere una sensazione reciproca dalla parte oltre il Canale della Manica. La percezione è che a Bruxelles ci sia una certa irritazione più che giustificata, che induce ad una stanchezza in una eventuale prosecuzione delle trattative e ciò non può che influenzare negativamente altri incontri potenziali. Aldilà delle valutazioni oggettive si deve tenere conto principalmente di quale sarà l’orientamento dei ventisette paesi europei, che dovranno decidere se concedere una eventuale proproga sulla base delle motivazioni che Londra vorrà presentare, una decisione che dovrà essere all’unanimità e quindi più difficle da raggiungere. Il confine delle elezioni europee rappresenta un ostacolo per entrambe le parti: per Bruxelles che non vuole avere deputati inglesi, ne per Londra per cui lo svolgimento della competizione elettorale europea rappresenterebbe il tradimento del voto referendario e l’ufficialità dell’incapacità della propria classe politica.  Quindi una decisione dovrà arrivare per forza o il 29 Marzo o prima delle elezioni europee, che, ha questo punto, sono una data fondamentale, per arrivare alla decisione inglese. Certamente questa scadenza obbliga Londra ad una decisione in tempi stretti, quale che sia, senza avere lapossibilità di nuove elezioni che potrebbero favorire un quadro più chiaro della situazione. Deve, però, essere ricordato, che dal risultato del referendum il tempo era sufficiente per arrivare a prendere una decisione in tempo utile senza ridursi in questa maniera. Per il resto dell’Europa questa vicenda rappresenta una lezione, di cui, si spera non ci sia bisogno di ricorrere, ma che può servire per tenere un atteggiamento meno disponibile con chi non vuole condividere i sentimenti di appartenenza all’Unione. Il Regno Unito godeva già di privilegi più ampi degli altri membri ed indugiare in ulteriori favori non appare giusto e neppure utile alla causa comune.

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