L’assenza delle politiche di coesione sociale genera disastri

Non pare azzeccato il giudizio di chi ha bollato la rivolta inglese come un fatto di mera delinquenza. Non che una parte consistente della componente dei rivoltosi sia da definire in questo modo, ma le ragioni dell’esplosione che stanno a monte dei pesanti disordini vanno ricercate nella politica pesantemente restrittiva del governo inglese, che ha operato un consistente taglio allo stato sociale, in uno dei momenti più difficili dell’economia mondiale. Va ricordato che non molto tempo prima le proteste studentesche, per gli aumenti elevati delle tasse universitarie, avevano costituito una corposa avvisaglia del clima sociale che veniva respirato sul territorio inglese. Il governo in carica non ha chiaramente saputo interpretare la tensione sociale del paese ed ha insistito su di una politica particolarmente incentrata su tagli sociali e di posti di lavoro a cui devono sommarsi gli aumenti dei servizi essenziali. La stagnazione economica certo non aiuta a calmare la situazione, ma la cura intrapresa si sta già rivelando fatale, andando ad intaccare in modo pericoloso la coesione sociale, principale strumento di stabilizzazione di ogni programma economico. Dall’Inghilterra il passaggio all’Europa continentale è molto breve, esiste un chiaro collegamento sottotraccia con il malessere che serpeggia tra i paesi del vecchio continente ed anche oltre (si pensi anche al caso israeliano, dove il governo è stato costretto a scendere a patti con i dimostranti). La situazione economica sfuggita di mano alla politica sta generando pericolosi focolai, che rischiano in ogni momento di trasformarsi in una degenerazione continua. Siamo di fronte ad una patologia del sistema economico che può portare ad un sovvertimento della società come è andata avanti finora. Le troppe differenze create da un sistema incongruo, sono state fino adesso mitigate da un intervento dello stato proprio sul piano sociale, che ha mantenuto, in qualche modo, incanalata la rabbia, ammortizzandola con strumenti appropriati, capaci di svolgere anche, oltre ad una azione livellatrice, una azione di controllo. Il progressivo abbandono, per ragioni di costi e di mancata volontà di investimento sulla materia, di queste politiche ha liberato ampie zone di malcontento che hanno portato e possono portare a forme di rivolta che sfiorano la ribellione allo stato. Scavare fossati profondi tra le classi sociali non porterà altro che disordine ed instabilità, purtroppo la scarsa mobilità sociale è già un dato di fatto di molte realtà occidentali, la situazione, con i provvedimenti che tutti gli stati stanno adottando incondizionatamente, sembra avviarsi verso nuove spaccature sociali, incrinando la tanto decantata coesione sociale. Si è di fronte ad una crescita esponenziale delle diseguaglianze, che si è venuta a creare per ragioni che niente hanno a che fare con il merito e le capacità lavorative e professionali, ma che si basano su legislazioni assenti o peggio colpevoli, atteggiamenti degli stati che hanno favorito la crescita di ricchezze non basate sull’ulteriore creazione di sviluppo ma di mero sfruttamento delle rendite di posizione e che, quindi, costituiscono, un pericolosità sottostimata delle ripercussioni sull’ambito della costituzione ed evoluzione del tessuto sociale. Senza un cambiamento di rotta siamo purtroppo destinati ad assistere ad altri casi simili ai fatti inglesi.

The situation in Somalia: question for the world

The Somali situation is still far from a solution, which can at least begin to alleviate the condition of the population. The recent successes of armed government forces, which should have pushed back the Islamic fundamentalist militias in the south, still do not provide the security necessary for the operability ‘of international organizations. And even in Mogadishu, which should now be secured with government forces, the situation is not ‘the most’ safe for continuous shooting following one another in the city ‘. This element increases the tension between the leaders of NGOs, ‘cause with the retreat of al-Shabab, the shootings they would be taking place between different clans within the government forces. Despite the profound uncertainty, the news of the arrival of aid has stopped migration from the country, and indeed the phenomenon seems to begin to reverse with the return of people to the Somali capital in search of humanitarian aid. However, the majority of aid still are stuck in the airport in the Somali capital, ‘cause as well as lacking the security fears that Islamic fundamentalists have not completely abandoned Mogadishu, but with hidden cells are still present among the population to make sure the part of food aid. The government to accelerate the distribution has announced the establishment of special forces that oversee the distribution and ensure the heads of NGOs. If this were to happen in Somalia could spill out from being more ‘dark in its history, the culmination of twenty years of civil war have now come to one of the worst famines, due to the exceptional drought’. Difficult, however, that the solution takes place in a short time, the support of Al Qaeda, Islamic militants guarantees a capacity of Al Shabab still ‘fighting major, from increased control of the south of the country as far as seventy percent, which allows supply bases from which to start the attacks. According to some observers, moreover, the retreat from Mogadishu may have been strategic in nature, not to further weaken the population and to allow aid, at least in a first phase and also for possession of large proportions. It seems now definitely established that without a massive international intervention, not only military, the country can not move on with his own powers. The fabric production and trade is now reset and you should then schedule an operation to the nation, first of all, peaceful, sustainable food self-sufficiency.
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La situazione somala: interrogativo per il mondo

La situazione somala risulta essere ancora lontana da una soluzione, che almeno possa iniziare ad alleviare la condizione della popolazione. Gli ultimi successi armati delle forze governative, che dovrebbero avere ricacciato le milizie integraliste islamiche nel sud del paese, non garantiscono ancora la sicurezza necessaria per l’operativita’ delle organizzazioni internazionali. Ed anche a Mogadiscio, che dovrebbe essere ormai assicurata alle forze governative, la situazione non e’ delle piu’ sicure per le continue sparatorie che si susseguono nel citta’. Questo elemento accresce la tensione fra i responsabili delle ONG, perche’, con la ritirata di Al Shabab, le sparatorie starebbero avvenendo tra clan diversi, all’interno delle forze governative. Nonostante, la profonda incertezza, le notizie dell’arrivo degli aiuti hanno interrotto le migrazioni dal paese, ed anzi il fenomeno pare iniziare ad invertirsi con il ritorno verso la capitale somala di persone alla ricerca degli aiuti umanitari. Tuttavia la gran parte degli aiuti sono bloccati ancora nell’aereoporto della capitale somala, perche’ oltre a mancare la sicurezza si teme che gli integralisti islamici non abbiano abbandonato del tutto Mogadiscio, ma siano ancora presenti con cellule nascoste tra la popolazione per assicurarsi parte degli aiuti alimentari. Il governo per accelerare la distribuzione ha annunciato la costituzione di forze speciali che sorveglino la distribuzione e garantiscano i presidi delle ONG. Se questo dovesse avvenire la Somalia potrebbe uscire dalla fase piu’ buia della propria storia, il culmine di venti anni di guerra civile che ora si sono giunti ad una delle peggiori carestie, dovute all’eccezionale siccita’. Difficile, comunque, che la soluzione avvenga in tempi brevi, l’appoggio di Al Qaeda, garantisce ai miliziani islamici di Al Shabab ancora una capacita’ di combattimento notevole, aumentata dal controllo del sud del paese nella misura del settanta per cento, che consente basi logistiche da cui fare partire gli attacchi. Secondo alcuni osservatori, inoltre, la ritirata da Mogadiscio potrebbe essere stata di natura strategica, per non fiaccare ulteriormente la popolazione e permettere gli aiuti, almeno in una prima fase ed anche per impossessarsene di quote consistenti. Pare ormai definitivamente acclarato che senza un massiccio intervento internazionale, non solo di tipo militare, il paese non possa ripartire con le sole proprie forze. Il tessuto produttivo e commerciale risulta ormai azzerato ed occorre quindi pianificare un intervento che consenta alla nazione, prima di tutto pacificata, una autosufficienza alimentare sostenibile.

The bad debt of the world economy

Behind the U.S. there is a structural problem downgrading of the financial management of many states. The unqualified use of debt to run state machines more and more ‘cumbersome and’ practice now that the world should leave behind, not to permanently engulf the economic mechanism that drives the system. Everything ‘due to lack of foresight of Western governments after the fall of the Berlin Wall. And not ‘caught that from that moment everything changed and was no longer’ as before. Indeed, while Veneda lacking the basic premises, and it ‘continued to persevere on the road, without noticing that the sloping hill became a more and more’ rough and steep. Not even the rise of globalization to put a stop to this practice of debt forever, and you ‘thought, indeed, that with the growth of new economies, the well from which to draw was even more’ deep. Indeed, for a period and ‘was so’, it was convenient to both sides of supply and demand, take and give money to feed a vicious business, which seemed to have no end. But financial crises and the various bubbles began to burst at one time, which was to start adequate protection mechanisms, to signal the next crash. Unfortunately, you and ‘preferred to look at these signals with sufficient, without elaborating strategies, which, without being more’ preventative, could at least make a stop to the negative phenomena. We are now, the bill is presented in all its drama ‘and unfortunately it continues to put in place measures only buffer that while turano flaws, while others will cause even more’ big. Never before has the political and ‘hostage was of herself. Hard to imagine a future different from a general impoverishment of the system, perhaps we need to question that the model is expected to grow indefinitely, to add more and more product is the right one. Perhaps we need to rethink new basis of the entire world economy, starting from as there is a surplus of production is not disposed of shall be disposed by the market, and thus represents the error of assessment from which the bug that crashes the system. This and ‘certainly true for mature economies, but as they were understood to emerging economies, which rely on their strength capacity’ production? In fact, the problem of large masses that overlook the well-being needs to cultivate and enhance this new state of advanced economies able to absorb the production. But it is precisely the problem and ‘we discover that these markets mature, suddenly poor cash resources and therefore are no longer’ able to take the production, which in the general system emerging countries produce. This is because ‘the chain of debt and’ route. Now producing countries are also creditors, too much to afford their own creditors more liquidity ‘in the system, they realized that almost the same money buy back what they themselves produce. It ‘clear that everyone must take a step back, the first measure to be taken and’ create a world-wide sustainability action ‘that Financial data as quickly as possible, but difficult to quantify, again give balance to the system to approach the most creche’ possible to a break-even financial district and then depart on the basis of lower growth or even descrescita to point of production to ensure stability ‘and balance.

Il debito male dell’economia mondiale

Dietro il declassamento americano esiste il problema strutturale della gestione finanziaria di molti stati. Il ricorso incondizionato al debito per fare funzionare macchine statali sempre piu’ farraginose e’ ormai una pratica che il mondo deve lasciarsi alle spalle, per non ingolfare in maniera definitiva il meccanismo economico, che muove il sistema. Tutto e’ dovuto alla mancata lungimiranza dei governi occidentali all’indomani della caduta del muro di Berlino. Non si e’ colto che da quel momento tutto cambiava e non era piu’ come prima. Anzi, pur venedo a mancare i presupposti fondamentali, si e’ continuato a perseverare su quella strada, senza accorgersi che il falso piano diventava una salita sempre piu’ erta ed accidentata. Neppure l’affermarsi della globalizzazione a messo un fermo a questa pratica dell’indebitamento all’infinito; si e’ pensato, anzi, che con la crescita di nuove economie, il pozzo da cui attingere fosse ancora piu’ profondo. In effetti per un periodo e’ stato cosi’, veniva comodo a tutti e due i lati, della domanda e dell’offerta, prendere e dare denaro per alimentare un circolo commerciale, che pareva non avere fine. Ma le crisi finanziarie e le varie bolle esplose hanno iniziato da un tempo, che doveva avviare meccanismi di adeguata salvaguardia, a segnalare il prossimo blocco del sistema. Purtroppo si e’ preferito guardare a questi segnali con sufficienza, senza elaborare strategie, che senza essere piu’ preventive, potessero, almeno, dare un freno ai fenomeni negativi. Siamo ad ora, il conto si sta presentando in tutta la sua drammaticita’ e purtroppo si continua a mettere in campo solo provvedimenti tampone che, mentre turano alcune falle, nel contempo ne provocano altre ancora piu’ grandi. Mai come ora la politica e’ stata in ostaggio di se stessa. Difficile immaginare un futuro diverso da un impoverimento generale del sistema, forse occorre mettere in dubbio che il modello che prevede una crescita indefinita, per aggiungere sempre maggiore prodotto, sia quello giusto. Forse occorre ripensare su basi nuove l’intera economia mondiale, partendo dal dato che esiste un surplus di produzione non smaltito ne smaltibile dal mercato, e che quindi rappresenta l’errore di valutazione da cui parte il baco che blocca il sistema. Questo e’ certamente vero per le economie mature, ma come farlo comprendere alle economie emergenti, che basano la propria forza sulla capacita’ produttiva? In effetti il problema di grande masse che si affacciano al benessere ha bisogno, per coltivare ed incrementare questo nuovo stato, di economie avanzate capaci di assorbirne la produzione. Ma appunto il problema e’ che questi mercati maturi si scoprono, all’improvviso poveri di risorse liquide e quindi non sono piu’ capaci di prendere la produzione, che nel sistema generale i paesi emergenti producono. Questo perche’ la catena del debito si e’ rotta. Ora i paesi produttori sono anche creditori, troppo creditori per potersi permettere loro stessi ulteriori immissioni di liquidita’ nel sistema, praticamente si sono resi conto che ricompravano con lo stesso denaro quello che loro stessi producevano. E’ chiaro quindi che tutti devono fare un passo indietro, il primo provvedimento da prendere e’ creare a livello mondiale una azione di sostenibilita’ finaziaria che nel minor tempo possibile, ma difficile da quantificare, ridia equilibrio al sistema crecando di avvicinarsi il piu’ possibile ad un punto di pareggio finaziario, per poi ripartire su basi di crescita minore o addirittura di descrescita per puntare su una produzione che assicuri stabilita’ ed equilibrio.

The interference, a growing need

Recent events in the evolution of international politics needs to be done of the reflections that can start a global regulatory interference by external parties, in the affairs of individual states. The prerequisite, but insufficient, and ‘made from the starting point of need’ to be respected fundamental human rights. The right to self-determination, power, education and also the manifestation of one’s thoughts should be insured automatically, ie should ‘be taken for granted in every single state system. Obviously not ‘so’, and often the abuse of the person, in general, without getting to considerations of sex, politics or sexual orientation or race, and ‘instead, and the one that’ regulated in the legislation, which operates the choke fundamental rights. From here you get to the physical suppression of offenders, and those who ‘, that’ the subject of the rule, the pitch and ‘short. Not for nothing that we are in a phase of history where some nations, which are subject to these laws, which are euphemistically called illiberal, are leading the front pages of their turmoil, their revolts, to free himself from these repressive laws and face a new phase of their lives. Now, to look at and the theme ‘this: there is a duty of the international membership organization in the first instance, and world powers, immediately after, to enter into the political inside of a single state, to rectify situations of blatant violation of rights fundamental rights of citizens of those same states? The question then extends to the shape and mode ‘of this possible action. It ‘impossible not to recall specific examples, that the current’ gives us: Libya, where the intervention, military, and ‘still in progress, Syria, where despite the sanctions, we are witnessing the massacre of civilians and helpless thus represents an example of the absence of intervention, Somalia, where an intervention takes place, however inadequate, of a humanitarian nature, but you leave the military option, which would be complementary to the successful sending of humanitarian aid. These cases are the most ‘glaring, but he who forbids us to think of China, Iran, North Korea, Belarus and many other cases, where state power is based on the denial of rights. It ‘clear that extending such’ so much the problem, which still exists, does not in practice, tackle the subject. Limiting ourselves to the three cases mentioned above, which are more topical ‘, we are faced with three school cases, where the presence of the violation provided by the premise, and’ was dealt with as many mode ‘. The direct consequence, and ‘the lack of uniformity’ of the response, and it ‘the core from which it follows, in an extreme simplification, the need’ to adapt in some ways, times and ways to intervene. Let us remember that we are in a regime of self-determination of states, then heater it at a higher level regulatory interference. The good is constituted by a universal recognition of this need, ‘but for the reasons above what’ and ‘impossible. How to get over the obstacle? The first step, and ‘a radical reform of the United Nations, which lies outside the instrument of the Security Council, to embrace a more’ broad division of responsibility ‘and operational decision-making, not’ the place to address this in a more ‘in-depth the issue However, it should be stressed the need ‘for greater financial autonomy of the United Nations and also the absolute Obligations’ availability of a’ can rely on its own armed force. Although the deep cultural and political differences that are present in the countries of the globe, the need ‘to ensure the fundamental rights in a stable manner must be the first UN mission and the great democratic powers, not only in terms of compliance with the law but also an investment in the near future of economic and trade arrangements to which the world meets. Overcoming the exploitation of one part of the world population is to open opportunities’ for growing markets, but especially for the stability ‘of the political world, which must rely more and more’ on shared values ​​and common.

L’ingerenza, una necessita’ sempre maggiore

Sull’evoluzione dei recenti fatti di politica internazionale occorre fare delle riflessioni che possano avviare una regolamentazione a livello planetario dell’ingerenza da parte di soggetti esterni, all’interno degli affari dei singoli stati. La premessa necessaria, ma insufficiente, e’ costituita dal punto di partenza della necessita’ che vengano rispettati i diritti fondamentali della persona. Il diritto all’autodeterminazione, alla alimentazione, all’istruzione ed anche alla manifestazione dei propri pensieri dovrebbero essere assicurati in maniera automatica, dovrebbero cioe’ essere dati per scontati in ogni singolo ordinamento statale. Ovviamente non e’ cosi’, anzi spesso la sopraffazione della persona, in senso generale, senza arrivare a considerazioni di differenze di sesso, orientamento politico o sessuale o razziale, e’ invece proprio quella che e’ regolamentata nella legislazione, che opera il soffocamento dei diritti fondamentali. Da qui ad arrivare alla soppressione fisica dei rei, di chi e’, cioe’, oggetto della norma, il passo e’ breve. Non per niente siamo in una fase storica dove alcuni popoli, che sono oggetto di queste legislazioni, che vengono eufemisticamente chiamate illiberali, stanno portando alla ribalta della cronaca i loro sommovimenti, le loro rivolte, per affrancarsi da questi ordinamenti repressivi ed affrontare una fase nuova della loro vita. Ora, il tema a cui guardare e’ questo: esiste un dovere delle organizzazini internazionali, in prima battuta, e delle potenze mondiali, immediatamente dopo, ad entrare nell’alveo politico interno di un singolo stato, per sanare situazioni di evidente violazione dei diritti fondamentali dei cittadini di quegli stessi stati? La domanda poi si estende alla forma ed alle modalita’ di questo eventuale intervento. E’ impossibile non richiamare esempi concreti, che l’attualita’ ci fornisce: la Libia, dove l’intervento, di tipo militare, e’ ancora in corso; la Siria, dove nonostante le sanzioni, si assiste impotenti al massacro dei civili e quindi rappresenta un esempio di assenza di ingerenza; la Somalia dove si attua un intervento, peraltro insufficiente, di tipo umanitario, ma si tralascia l’opzione militare, che sarebbe complementare alla riuscita dell’invio degli aiuti umanitari. Questi sono i casi piu’ eclatanti, ma chi ci vieta di pensare alla Cina, all’Iran, alla Corea del Nord, alla Bielorussia ed a molti altri casi, dove il potere statuale si fonda sulla negazione dei diritti. E’ chiaro che estendere cosi’ tanto il problema, che comunque esiste, non permette in concreto, di affrontare il discorso. Limitandoci ai tre casi sopra citati, che sono di maggiore attualita’, siamo di fronte a tre casi scuola, dove la presenza della violazione prevista dalla premessa, e’ stata affrontata con altrettante modalita’. La conseguenza diretta e’ l’assenza di uniformita’ della risposta, ed e’ il nocciolo da cui discende, semplificando in maniera estrema, la necessita’ di adeguare, in qualche modo, tempi e modi per intervenire. Ricordiamoci che siamo in un regime di autodeterminazione degli stati, quindi occorerebbe regolamentare a livello superiore l’ingerenza. L’ottimo sarebbe costituito da un riconoscimento universale di questa necessita’, ma per le ragioni di cui sopra cio’ e’ impossibile. Come superare quindi l’ostacolo? Il primo passo e’ una riforma radicale delle nazioni unite, che oltrepassi lo strumento del consiglio di sicurezza, per abbracciare una piu’ ampia suddivisione della responsabilita’ decisionale ed operativa, non e’ questa la sede per affrontare in maniera piu’ approfondita la questione, tuttavia occorre sottolineare la necessita’ di una maggiore autonomia finanziaria delle Nazioni Unite ed anche dell’assoluta obbligatorieta’ di una disponibilita’ di potere contare su di una propria forza armata. Seppure nelle profonde differenze culturali e politiche che sono presenti nei paesi del globo, la necessita’ di assicurare i diritti fondamentali in maniera stabile deve essere la prima missione dell’ONU e delle grandi potenze democratiche, non solo in un’ottica di rispetto delle leggi, ma anche un investimento sul futuro prossimo degli assetti economici e commerciali ai quali il mondo va incontro. Superare lo sfruttamento di una parte della popolazione mondiale significa aprire opportunita’ sempre maggiori per i mercati, ma sopratutto per la stabilita’ politica del globo, che deve fondarsi sempre piu’ su valori condivisi e comuni.

The good intentions of Obama

Barack Obama denies entry to the U.S. war criminals and those who have violated gravemedam, ental nt human rights. Will also ‘set up a committee for the prevention of atrocities’ to give way to the U.S. to be proactive in preventing acts of violence on a grand scale. The fundamental reasons for this new legislation are to be found in the continuous search of the affirmation of human rights as core values ​​of the American nation, by which to ensure peace and justice and fight crime. Material will be ‘the State Department to deal with the practical implementation of the measure, prohibiting the entry on American soil to suspected violations of human rights, for reasons of internal security. The U.S. government, with this measure, confirms the will ‘to put the focus of its diplomatic efforts intended to combat the growing violation of fundamental human rights in preemptively. Obama continues in the direction of good intentions, but that ‘in many cases remain only on paper. The election promise to close Guantanamo and ‘remained in practice on paper. Reconciling this clear violation not only of human rights, but also of international law is immediately evident in the words of a contrast persidente U.S.. How will ‘just as difficult to reconcile the measures just passed by the visits of government officials and members, who lead the emerging economic powers, which certainly does not shine for civil rights. The first thought goes to China, whose economic ties with the U.S. are increasingly ‘tight, and it’ has often been criticized, on this issue by the American dell’ammnistrazione. The difficulty ‘to apply the new rule will’ allegedly circumvented with the appropriate discretionary ‘of each case, resulting in’ the real frustration. And certainly ‘soon making judgments, so’ dramatic but the premises are certainly not encouraging, and indeed ‘the same action, and that overall Obama’ flabby flattening positions far removed from those of departure and therefore is a legitimate doubt, so that a standard ‘no right goes beyond’ good intentions.

Le buone intenzioni di Obama

Barack Obama vieta l’ingresso negli Stati Uniti a criminali di guerra e a chi ha violato gravemedam,entali nte i diritti umani. Inoltre verra’ creato un comitato per la prevenzione delle atrocita’ per dare modo agli USA di impedire in modo preventivo atti di violenza su grande scala. Le ragioni fondamentali di questa nuova normativa sono da ricercare nella continua ricerca dell’affermazione dei diritti umani, come valori fondamentali della nazione americana, attraverso i quali assicurare la pace e la giustizia e combattere la delinquenza. Materialmente sara’ il Dipartimento di Stato ad occuparsi dell’attuazione pratica del provvedimento, vietando l’entrata sul suolo americano ai sospetti delle violazioni dei diritti umani, per ragioni di sicurezza interna. Il governo statunitense, con questa misura, conferma la volonta’ di mettere al centro della propria azione diplomatica l’intenzione di combattere la crescente violazione dei diritti fondamentali dell’uomo anche in maniera preventiva. Obama prosegue nella direzione delle buone intenzioni, che pero’ in molti casi restano solo sulla carta. La promessa elettorale di chiudere Guantanamo e’ rimasta, in concreto sulla carta. Conciliare questa evidente violazione non solo dei diritti umani, ma anche della legislazione internazionale appare subito un contrasto evidente dalle parole del persidente statunitense. Come sara’ altrettanto difficile conciliare la misura appena varata con le visite dei funzionari e dei membri governativi, che guidano potenze economiche emergenti, che non brillano certo per il rispetto dei diritti civili. Il primo pensiero va alla Cina, con cui i rapporti economici con gli USA sono sempre piu’ stretti, ed e’ stata spesso oggetto di critiche, proprio su questo tema, da parte dell’ammnistrazione americana. La difficolta’ di applicare la nuova norma sara’ presumibilmente aggirata con l’opportuna discrezionalita’ di ogni singolo caso, ottenendone cosi’ la reale vanificazione. Certamente e’ presto emettere un giudizio cosi’ drastico ma le premesse non sono certo incoraggianti, d’altronde e’ la stessa azione complessiva di Obama che si e’ afflosciata appiattendosi su posizioni molto lontane da quelle di partenza e che quindi fa legittimamente dubitare, che una norma cosi’ giusta non vada aldila’ delle buone intenzioni.

The death penalty is still practiced in the world too

The report of the “Hands Off Cain” on the practice of capital punishment in the world, A significant decrease in the death penalty. But despite this fact far too many countries make use of the death penalty as a penalty for offenses against both common types of phenomena, that of a political nature. And ‘is significant that the majority of countries where this kind of practice is worth illiberal regimes or dictatorships, political crimes that often hide behind other judgments. China is by far topped the list with more than 5,000 performances. Beijing has reduced crimes punishable by capital, but the growing industrialization of the country moves forward hand in hand with corruption, social ills endemic to the People’s Republic of China, that the courts often awarded with capital punishment. Iran has increased the sentences to death, also because of political unrest, and also to impose the homosexual. In third place, North Korea, where executions have been 60. It must be said that behind the official figures there are several dubious situation that could be included in the series but for reasons of expediency are not reported by the states themselves. In the anguished ranking fifth set, after Yemen, the United States too, where the death penalty is still in force in some states, it is remarkable that a country that prides itself on exporting democracy, we are so high in the ranking of nations that use the death penalty. However, there were cases where we discuss the reinstatement of the death penalty as Panama and even the United Kingdom, where recent cases of murder of children have awakened the desire of the scaffold. The question, however, be read in a wider discourse: the death penalty where there is often also lack the guarantees of the presence of the most basic individual rights, capital punishment, that is, often an indicator of the lack of clear rights and democracy civil and political rights.