L’Italia verso l’oligarchia dei partiti

Il parlamento che risulterà eletto dalla consultazione legislativa italiana del 4 marzo, sarà l’espressione della volontà popolare soltanto in teoria. La nuova legge elettorale produrrà, di fatto, un potere espresso soltanto dai partiti e non dalla società civile, con la quale il ceto politico appare sempre più distante. Quella che si prefigura non è più una democrazia, ma una oligarchia dei partiti, quali espressione di un ceto dominante sempre più ristretto e spesso di tipo familiare. Non è un caso che durante le discussioni per l’elaborazione della legge elettorale che verrà applicata, ci sia stata una uniformità tra partiti anche di opposti schieramenti per non ammettere le preferenze, che avrebbero potuto dare al cittadino elettore una forma, seppure contenuta, di esercitare un diritto di scelta su quali persone eleggere. Al contrario i partiti hanno scelto, con metodi totalmente contrari allo spirito democratico, i componenti delle liste elettorali, che sono stati scelti soltanto per la loro fedeltà al gruppo dirigente. Quelli che si costituiranno saranno gruppi parlamentari espressione di una cerchia ristretta dei partiti che dovranno rappresentare sempre in modo fedele e non critico. D’altra parte la campagna elettorale di ciascuna formazione si è svolta finora su promesse inattuabili e scontri reciproci di basso livello, che hanno avuto come risultato, soltanto quello di allontanare sempre di più i cittadini dalla consultazione elettorale. Non per niente da tutte le parti ci sono stati solleciti ad esercitare il diritto di voto, per la paura di una astensione, che si annuncia di grandi dimensioni, che potrebbe non legittimare il voto in modo completo. La campagna elettorale ha dimostrato una lontananza dai problemi reali del paese, che dimostra la volontà di rinforzare un potere ristretto giustificabile soltanto per la tutela di interessi circoscritti; ipotesi rafforzata da candidature funzionali alla protezione di determinati settori economici e sociali. Questi fattori, contingenti alla consultazione elettorale, si aggiungono ad un potere che i partiti esercitano senza essere inquadrati in una legislazione che ne sancisca il funzionamento democratico, così si assiste ad una panoramica dell’esercizio del potere che parte dal controllo del sistema partito effettuato attraverso l’esclusivo potere finanziario, fino alla gestioneche avviene attraverso piattaforme informatiche. Il partito classico quello che prevedeva una grande base periferica non esiste più, perchè aveva come controindicazione il dissenso interno, più difficile da contenere. L’affermazione del così detto partito leggero è servita soltanto ad un controllo totale delle classi dirigenti, che sono anche diventate praticamente le uniche all’interno delle formazioni politiche. Ma il distacco ed il disincanto della base è coinciso anche con l’aumento dell’astensione, che si è formata certamente per la percezione di una politica lontana dai problemi dei cittadini, ma anche per la mancanza di quella forza che si basava sul volontariato per mantenere attivo il partito in una dimensione locale e che era una forza capace di trascinare all’interno dell’agone politico anche i non tesserati. La distruzione di questo modello, avvenuta in modo quasi simultaneo a sinistra, al centro ed anche a destra non sembra essere stata casuale, anche se si è voluta fare coincidere con la fine della prima repubblica. Non è stato così: assieme alla distruzione del partito popolare è andata di pari passo una fase di negazione della cultura sempre più compressa, grazie a ciò che è stato diffuso dal mezzo televisivo e da una qualità dell’istruzione nelle scuole sempre più scadente. Il risultato è che si è voluto allontanare il ceto popolare dalla vita politica: prima in maniera indiretta ed ora con regole che limitano il potere decisionale dei cittadini alla scelta del solo partito politico, una scelta preconfezionata che contiene candidati espressione di zone diverse da quelle dove sono eleggibili e di personalità controverse alle quali non vi è alternativa. Si determina una offerta elettorale molto spesso insufficiente, che giustifica l’astensionismo e favorisce il potere incontrollato dei partiti, diventati ormai soltanto forze espressioni dell’esercizio di un potere oligarchico sempre più lontano dagli intendimenti democratici della costituzione italiana.

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