L’Europa vuole intraprendere un ruolo più determinante contro l’inquinamento

Il futuro del pianeta è legato intimamente alla questione climatica ed al riscaldamento globale: i segnali che la Terra manda sono preoccupanti a causa dell’innalzamento delle rilevazioni della temperatura, causate dall’effetto serra. Malgrado le prove evidenti di questo peggioramento cliamtico gli Stati Uniti di Trump si sono ritirati dall’accordo di Parigi sul clima, per rincorrere un risultato economico migliore sul breve periodo. La Casa Bianca ha prodotto delle prove più che dubbie sulla bontà della propria scelta, ma l’impatto, anche morale, della mancata partecipazione americana al miglioramento climatico, rischiano di avere effetti negativi non solo a lungo termine ma anche nel medio periodo. La consapevolezza di questa situazione deve portare l’Europa a recitare un ruolo da protagonista nella lotta ai cambiamenti climatici, proprio in sostituzione degli Stati Uniti. Il summit di Bonn sul clima ha evidenziato questa necessità, unita al fatto che occorre esercitare una pressione ancora maggiore sul paese statunitense affinché cambi la propria politica sull’inquinamento e sostenere tutte quelle amministrazioni non federali, ma statali o comunali, anche molto importanti come NewYork, che sono contrarie alla politica di Trump sul tema ambientale. La speranza è che questi soggetti istituzionali statunitensi decidano di attuare una produzione energetica mediante fonti rinnovabili, che riducano il loro valore di emissioni di anidride carbonica, in modo da compensare l’aumento che si registrerà a livello federale. La previsione complessiva delle emissioni di anidride carbonica per il 2017 è comunque negativa, perchè è destinata a salire ancora e compromettere ancora di più la situazione generale del clima del pianeta. Il consumo energetico dei paesi in via di industrializzazione o che necessitano di volumi di produzione sempre maggiori di merci, è ancora troppo legata a materie prime che devono essere a basso costo, come il carbone, proprio per contenere i costi della produzione. In Europa si pensa di seguire l’esempio inglese, dove l’aumento del costo del carbone per tonnellata ha provocato la chiusura delle centrali elettriche che usano questo combustibile per la produzione di energia elettrica, determinando un abbassamento delle emissioni. La Francia dovrebbe seguire questo metodo, anche per rispettare l’impegno del governo di Parigi, che è quello di chiudere le centrali a carbone sul suolo francese entro il 2021. La Germania, l’altro grande consumatore di carbone, ha riconosciuto le proprie difficoltà nella riduzione dell’effetto serra, come ha anche ribadito il commissario europeo per il clima e l’ambiente, che in un rapporto ha evidenziato come sette paesi europei siano ancora indietro nella diminuzione delle emissioni di anidride carbonica e che, proprio fra questi, la Germania resti ancora la nazione che emette più gas serra tra i paesi dell’intera Unione. La posizione tedesca è molto rilevante, giacché Berlino si vuole imporre come leader mondiale nella lotta all’inquinamento, ma nella pratica non riesce a risolvere la propria situazione, risultando così poco credibile. Se l’Europa vuole esercitare un ruolo da protagonista nella lotta all’inquinamento si dovrà presentare con dati confortanti di fronte al resto del mondo, valori conseguiti con formule e provvedimenti chiari e sostenibili per l’economia ed, almeno, in parte replicabili in altre zone del pianeta; dopo il vecchio continente si potrà fare promotore di politiche a più ampio raggio, come il finanziamento degli stati più poveri che si sono avviati ad una industrializzazione più tardi e che per colmare la distanza dai paesi con una industrializzazione di più vecchia data, usano materie prime energetiche più inquinanti. Se gli USA prendono le distanze dalla volontà di ridurre l’inquinamento occorre incrementare la collaborazione con la Cina e spingerla verso un consumo di inquinanti più ridotto, perchè senza Pechino non è ragionevole sperare di avere risultati. Se Washington sarà sempre più isolata su questo tema è possibile che ci sia una inversione di tendenza. In ogni caso per l’Europa impegnarsi in prima persona diventà una prova deterinate per aumentare il proprio prestigio internazionale in modo pratico e non solo nominale.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *