Le responsabilità dell’affermazione del populismo in Europa

L’intervento al parlamento europeo di Strasburgo del premier italiano ha evidenziato tutta la distanza che l’esecutivo di Roma ha prodotto con le isituzioni dell’Unione ed i maggiori paesi europei. Sebbene ci siano dei motivi reali, che stanno alla base di questo atteggiamento: la percezione che l’Unione sia espressione delle élite finanziarie, la distanza dal popolo europeo delle decisioni del parlamento, l’eccessivo potere decisionale della Germania, sopratutto in materia di imposizione delle regole fiscali, i metodi adottati dal governo italiano per combattere questo stato di cose si sono rivelati inadatti e sbagliati. L’Italia si è allontanata dai membri che hanno fondato la Comunità europea, di cui fa parte, per avvicinarsi ai paesi euroscettici dell’Europa orientale, che usano l’Unione soltanto per motivi di convenienza e che, alla prova dei fatti, si sono dimostrati alleati non affidabili per Roma, non offrendo alcun aiuto all’Italia sulla questione dei migranti. Se dal punto di vista istituzionale la tattica è sbagliata, l’atteggiamento dei partiti al governo appare ancora peggiore, perchè è contraddistinto da un misto di posizioni estreme e di incompetenza, che squalificano l’Italia, come soggetto internazionale. Occorre riconoscere che il punto di partenza per le critiche all’Europa si basa su aspetti reali ed incontestabili, come l’abbandono del paese italiano sulla questione dei migranti, che è accompagnato da una massiccia dose di ipocrisia nella gestione del fenomeno, così come la continua applicazione di rigide norme sul pareggio di bilancio ha prodotto un notevole peggioramento dei ceti medi e popolari, ragioni che hanno causato la crescita dei movimenti populisti ed anti europeisti. L’anomalia italiana è che a Roma si è insediato il primo governo di quel tipo in uno dei paesi maggiormente importanti dell’Unione, cosa ben diversa dai casi polacco ed ungherese. Tuttavia le istituzioni di Bruxelles non hanno adottato un comportamento conciliante che potesse comprimere il pericolo ma hanno favorito l’acuirsi dello scontro. L’impressione è che gli eurocrati hanno scelto di attaccare frontalmente il governo italiano per scongiurare il ripetersi di casi analoghi in altri paesi. Se questa lettura è giusta, occorre però considerare l’avversione inglese all’Unione, che ne ha causato il distacco, i fenomeni di protesta anche violenta, che vanno avanti da tempo in Francia, la profonda insoddisfazione del popolo tedesco, anche in ragione di una previsione di un calo significativo della crescita economica, la crescita dei movimenti populisti ed anti europei anche nei paesi scandinavi, dove la qualità della vita è sempre stata più elevata. Le praticamente imminenti elezioni europee rischiano di sanzionare le politiche comunitarie degli ultimi anni, producendo una divisione a cui sarà difficile porre rimedio. Se le istituzioni europee continuano ad avere un atteggiamento di superiorità, in certi casi anche giustificato, verso questi fenomeni politici, i partiti tradizionali, sia della destra liberale, sia della sinistra, appaiono poco capaci di fornire soluzioni alternative a questo scontro permanente con le forze populiste. D’altro canto è difficile non addebitare delle responsabilità a chi ha sostenuto le scelte di politica, sopratutto economica, dell’Unione e non ha saputo agire in maniera trasversale tra gli stati per consentire la necessaria autonomia dell’Europa, in grado da farla diventare, finalmente, un soggetto indipendente, con proprie strutture, per contrastare gli USA di Trump, l’invadenza russa e instaurare un rapporto paritario con la Cina. Queste condizioni sono tutte indispensabili per permettere una lotta alla diseguaglianza economica, che il primo problema da risolvere all’interno dell’Unione, anche attraverso una politica estera in grado di imporre il punto di vista europeo ed attraverso questo attrarre investimenti necessari alla gestione delle emergenze che devono essere trattate in maniera organica e non separata, secondo gli interessi dei singoli stati. L’Italia subisce un governo sciatto ed incapace, non soltanto per colpa dei suoi esecutivi precedenti, ma anche per una politica europea contraria all’interesse di cittadini ed imprese; questo problema ora è a Roma, ma non è escluso che in futuro interesserà Parigi o Berlino e se ciò dovesse verificarsi la regressione dell’Europa sarebbe inevitabile e le responsabilità ben precise.

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