La volontà di Vienna di concedere la cittadinanza a italiani di lingua tedesca è un tranello per l’Europa

La volontà dell’attuale governo austriaco, che tra poco ricoprirà la ciarica di presidenza di turno dell’Unione, di dare il passaporto di Vienna ai cittadini italiani dell’Alto Adige, di sola lingua tedesca e ladina, apre un nuovo fronte all’interno dell’Europa. La questione si inquadra come una violazione dei rapporti tra i due stati e tra l’Austria e l’Unione Europea, perchè si configura come un duplice tentativo di destabilizzare gli equilibri interni del paese italiano ed anche di creare un precedente all’interno dell’Unione, in grado di portare ulteriori elementi di divisione in un momento di difficoltà come quello attuale. Partiamo dalla questione con Roma: l’Alto Adige è una provincia autonoma italiana, che gode di una serie di vantaggi fiscali dovuti alla sua particolare posizione geografica, come regione di confine, ed alla sua composizione etnica, che comprende le minoranze tedesche, in realtà maggioranza in Alto Adige, quella ladina e la comunità italiana. Si tratta quindi di un territorio che fa parte dello stato italiano e che ne ricade sotto la sua completa sovranità. Il fatto, che su questa zona sia presente una comunità molto affine al paese austriaco non permette il diritto a Vienna di interferire nella vita politica di un paese straniero per conferire la doppia cittadinanza alla popolazione di lingua tedesca. La distinzione con i cittadini di lingua e di origine italiana rappresenta un segnale inequivocabile della volontà di creare un caso politico in grado di generare delle tensioni, potenzialmente anche gravi, in una parte della nazione italiana ed è, quindi, una invasione illegittima della sovranità di Roma. La cosa singolare è che questa provocazione arriva dalla forza politica che è al governo a Vienna e che è molto vicino alle posizioni del partito della Lega, che è una parte importante dell’attuale governo italiano. I due movimenti, che appartengono alla destra populista ed anti europa, si sono trovati d’accordo su molte questioni di carattere internazionale, come il rifiuto dei migranti, un aspetto che avrebbe dovuto mettere contro le due formazioni politiche, per il rifiuto di Vienna di aderire alla divisione delle quote dei migranti. Malgrado esercizi di equilibrismo politico l’Italia non è riuscita ad imporsi sull’Austria e sul gruppo di Visegrad, e non è ancora riuscita a convincere i partner europei ad ottenere aiuti per la gestione delle immigrazioni. Sarà interessante verificare come reagirà il governo italiano alla provocazione austriaca, una manovra che potrebbe anche prevedere il ritiro della rappresentanza diplomatica e la chiusura delle frontiere. Pur trattandosi di possibilità ancora remote occorrerà vedere a quale livello arriverà lo scontro. In Europa la questione potrebbe avere ripercussioni indirette per le relazioni tra i due paesi, ma le difficoltà maggiori potrebbero verificarsi se si creasse un precedente di questa pratica: se, cioè, un paese volesse concedere la propria cittadinanza ad un gruppo etnico ad esso affine, facente parte di un’altra nazione. Casi del genere sono molto frequenti sulle zone di confine tra gli stati europei ed i conflitti diplomatici che potrebbero nascere potrebbero mettere in grande difficoltà l’attuale fragile unione su cui si basa l’Europa. Può essere un progetto voluto ed attuato con l’intenzione di creare una sorta di confusione generale per destabilizzare l’Europa? Il sospetto è legittimo, intanto perchè viene proprio da una formazione anti europea e poi perchè viene messo in atto proprio in una fase storica di grande sfiducia verso Bruxelles. Una reazione a catena derivante da questa tattica potrebbe creare la sospensione o addirittura la fine del trattato di libera circolazione in Europa ed uno stato di tensione permanente tra le nazioni, che sarebbero anche in difficoltà nel loro interno a gestire il risentimento verso quei gruppi etnici di minoranza attratti dalla prospettiva di ottenere la doppia cittadinanza. Inoltre la casualità che l’Austria sia il presidente di turno dell’Unione Europa costituisce un elemento in più per avvalorare la tesi di una manovra voluta proprio in questo momento storico. Ancora una volta sarebbe necessario potere disporre per l’Europa di strumenti sanzionatori, anche pesanti, contro quei membri che non non condividono lo spirito europeo ma sfruttano solo i vantaggi, sopratutto economici, per avere aderito a Bruxelles. Risulta sempre più urgente una capacità di reazione contro queste emergenze, che sappia tutelare in maniera efficace le istituzioni europee e la vita pacifica dell’Unione, contro provocazioni sempre più pesanti.

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