Il voto italiano

L’analisi del recente voto italiano per le elezioni europee rivela, ancora una volta, una mobilità consistente dei flussi elettorali, in uno scenario comunque connotato da una alta astensione. Il fenomeno della bassa affluenza al voto si può certamente spiegare con una sfiducia, ormai consolidata, per le formazioni politiche in competizione, dovuta ad una scarsa attitudine alla funzione di governo ed alle promesse elettorali non rispettate. Se, nei tempi passati, vi era una certa immobilità della situazione elettorale, con scarsa mobilità del voto, mantenuta, peraltro, anche con l’inizio della seconda repubblica, negli ultimi tempi i consensi hanno iniziato a spostarsi velocemente. Nelle scorse elezioni europee il Partito Democratico, che si dichiara di centro sinistra, ottenne il 40% dei consensi, ma i pessimi risultati sul piano sociale, in aperto contrasto con la sua dichiarata collocazione politica, uniti ad una certa arroganza dell’esercizio del potere, hanno determinato un calo di consensi fino al 19% circa, nelle elezioni politiche del marzo del 2018. I vincitori di quella competizione elettorale furono la formazione anti sistema dei Cinque stelle, salito al 32% ed il partito anti europeo della Lega Nord, che grazie ad una nuova gestione, seppe risollevarsi, passando dal 6% al 17%. Da queste due forze è nato l’attuale governo, che paga la scarsa affinità tra le sue componenti, spesso in contrasto sugli argomenti su cui concentrare l’azione di governo e sui tempi e modi delle decisioni politiche. Risulta chiaro che le maggiori aspettative erano riposte nel partito che era risultato il primo in Italia, ma la scarsa pratica politica e la tanta inesperienza, al limite del dilettantismo, hanno deluso l’elettorato che nelle europee li ha penalizzati con sei milioni di voti in meno. La strategia della Lega Nord, subentrata al primo posto ai Cinque stelle, è stata attendista, nel senso di fare mergere tutte le contraddizioni all’interno degli alleati ed anche la loro incompetenza; ma non solo, il leader della Lega ha saputo intercettare le paure degli italiani per il problema della sicurezza messa in pericolo dall’arrivo dei flussi migratori, peraltro diminuito già dal precedente governo di centro sinistra. Occorre specificare, però, che vi è una assenza pesante nei programmi di governo ed è quella che riguarda l’economia. Nonostante la difficoltà degli italiani, questi sono stati distratti dal problema della sicurezza, che è connesso soltanto in minima parte con losviluppo economico. Se il programma del reddito di cittadinanza, pur partendo da buoni propositi, si è rivelato non risolutivo del problema della povertà, la flat tax, simbolo della Lega, risulterà inattuabile perchè non supportata da una reale capacità finanziaria dello stato, oltre che capace di aumentare ancora quel divario sociale cresciuto in maniera esponenziale dalle politiche del centro sinistra. Si deve anche specificare che, quando le ideologie erano presenti, gli elettori della sinistra si recavano costantemente ai seggi elettorali, mentre, ora, in assenza di un soggetto capace di assicurare loro una rappresentanza, sono la parte maggiore del non voto. Al contrario gli elettori di centro e di destra assicurano una presenza maggiore che favorisce le formazioni di quella parte elettorale. Tuttavia è impossibile non rilevare come le mancate promesse hanno deluso gli elettori, determinando la mobilità elettorale degli ultimi tempi; ciò è vero soopratutto per quello che riguarda la parte economica ed il benessere dei cittadini, alquanto compressi fin dai governi in carica dagli anni novanta. Le dianmiche elettorali stanno premiando chi ha puntato sulla sicurezza, ma quando le emergenze economiche riprenderanno la scena non sarà difficile prevedere un nuovo cambio di leadership, fino alla prossima volta.

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