Libya: Qaddafi had the atomic bomb

The President stated that the CNT Libya Libyan atomic bombs had been found and are already available to AIEA’s technicals. The question of the atomic arsenal Gaddafi appeared were often never confirmed news now is palpable risk that ran the country closer to the Libyan state, that the Colonel could be the subject of the target. The finding raises questions, to some extent discounted. Cash and financial statement, surely the vast scheme of Tripoli can not confirm you have a very advanced technology, which requires personnel with very thorough. To be clear the level reached by Iran, which has not yet possible to develop atomic dell’ordigno, is much more advanced than Libya, would not have been, that is, a problem of supply of material required, but knowledge of the subject. The logical consequence is that any country that could have bombs ready to be stocked arsenal of Libya, since it is not likely to think of an aid that would include the transfer of know-how to Libya. On the fast end, once captured, the dictator has said everything, even the comfort that such a death was to cover secrets uncomfortable for both nations democratic authoritarian type, both Western and not. The presence of the atomic bomb in Libya also generates parallel reflections on the war in Iraq, declared for the alleged availability of nuclear weapons by Saddam Hussein, a fact which proved false, and even then artfully constructed, but that still did not prevent a war that has dragged on even now. If we then needed a pretext to cancel the Iraqi regime, as it is possible that the same reason has not been publicized in the early stages of the Libyan war, which were the subject of heated debate at the UN. This silence now appears concerned, it certainly was not as positive about this fact to the world public opinion, but while we can understand the reasons aimed at dampening the impact of media on the other hand, the action is suspected of hiding a motivation so strong. Only the analysis, if there is, of bombs, you can tell from which direction dotarsene Gaddafi could succeed, and if the truth coming out promises to be a bang, certainly harmless, but just as loud.

Libia: Gheddafi aveva la bomba atomica

Il presidente del CNT libico avrebbe affermato che le bombe atomiche libiche sarebbero state trovate e sarebbero già a disposizione dei tecnici dell’AEIA. Sulla questione dell’arsenale atomico di Gheddafi erano spesso comparse notizie mai confermate, ora si tocca con mano il rischio che hanno corso i paesi più vicini allo stato libico, che il colonnello avrebbe potuto fare oggetto di bersaglio. Il ritrovamento pone domande, per certi versi scontate. Le disponibilità economico finanziarie, sicuramente ingenti del regime di Tripoli non possono confermare il possesso di una tecnologia molto avanzata, che richiede personale con conoscenze molto approfondite. Per intenderci il livello raggiunto dall’Iran, che non avrebbe ancora consentito lo sviluppo dell’ordigno atomico, è molto più avanzato di quello libico; non sarebbe stato, cioè, un problema di approvigionamento del materiale necessario, ma di conoscenza della materia. La conseguenza logica è che qualche paese che poteva disporre di ordigni già pronti possa avere rifornito l’arsenale libico, giacchè non è verosimile pensare ad un aiuto che comprendesse il passaggio di know-how verso la Libia. Sulla fine rapida, una volta catturato, del dittatore si è detto di tutto, anche la comodità che faceva una morte del genere per coprire segreti scomodi per nazioni sia di tipo democratico che autoritario, sia occidentali che no. La presenza della bomba atomica in Libia genera anche riflessioni parallele sulla guerra in Iraq, dichiarata per la presunta disponibilità di un arsenale nucleare da parte di Saddam Hussein, fatto poi rivelatosi falso ed anche costruito ad arte, ma, che comunque non ha impedito una guerra che si trascina ancora ora. Se allora serviva un pretesto per cancellare il regime iraqeno, come è possibile che la stessa ragione non sia stata pubblicizzata nelle fasi iniziali della guerra libica, che sono state oggetto di un acceso dibattito all’ONU. Questo silenzio appare ora interessato, non era certamente giudicato positivo fare conoscere questo fatto all’opinione pubblica mondiale, ma se da un lato si possono comprendere le ragioni tese a smorzare l’impatto mediatico, dall’altro lato risulta sospetta l’azione di occultamento di una motivazione così forte. Soltanto l’analisi, se ci sarà, delle bombe, potrà dire da quale direzione Gheddafi ha potuto dotarsene e se la verità riuscirà a venire fuori si annuncia un botto, certamente innocuo, ma altrettanto fragoroso.

The Kenya moves against Al-Shabaab

The Kenya Shabaab attacked the followers of the movement in the territory of Somalia. The protagonists of the Islamic Courts various actions against the neighboring country are no longer a phenomenon for sustainable regional balance and constitute a real danger for France and the USA. The two Western countries alongside the Kenyan army materially against Islamic terrorists, especially the U.S., are using drones against the hard to reach locations within the territory of Somalia. The U.S. has espoused the cause of Kenya because it allows to conduct a further enforcement action against the Somali Al-Qaeda, so going to fit into the overall strategy against the Islamic extremist movement. For France, the reasoning is different, the military involvement in first person is justified by the protection of investments made in the area and aim of the radicals. The military tactics of the Kenyan Government is essentially to cut the lines of communication with the city of Kismayo, which through its port, provides the revenue needed to AL-Shabaab to its survival. The Al-Shabab is also suspected of being behind the pirates moving in the Persian Gulf and constitute a serious danger to merchant ships bound for the Suez Canal. A further problem for Kenya is the largest amount of inflow of refugees in the world, to its camps, due to severe food shortages in Somalia. One reason for this migration of biblical proportions, and that Kenya is no longer able to manage is the attitude towards the Al-Shabaab food aid, which are opposed by the West under the guise of Christian origin. Islamic extremists use this weapon, much more subtle that the attacks by charging the Somali people their complementary strategy to the use of armed force, but by far the most effective way to weaken the state closely. Behind the endemic problem remains the absence of the Somali state that fails to ridarsi a structure capable of governing its territory. However you do not understand the attitude of Western and UN does not seem to want to take in hand the situation in an effective manner, committing armed forces in the field of both land and aerial, able to erase the Islamic militias and allow to recreate a Somali state finally sovereign. Once again, the questions grow wild on the criteria that determine the commitment in some states than in others.

Il Kenya si muove contro Al-Shabaab

Il Kenya attacca i seguaci del movimento Shabaab in territorio somalo. Le corti islamiche protagoniste di diverse azioni contro il paese vicino non sono più un fenomeno sostenibile per l’equilibrio regionale e costituiscono un pericolo concreto anche per Francia ed USA. I due paesi occidentali affiancano l’esercito kenyano materialmente contro i terroristi islamici, in special modo gli USA, stanno utilizzando droni telecomandati contro le postazioni più difficili da raggiungere all’interno del territorio somalo. Gli USA hanno sposato la causa del Kenya perchè permette di condurre una ulteriore azione repressiva contro la parte somala di Al-Qaeda, andando così ad inserirsi nella strategia complessiva contro il movimento estremista islamico. Per la Francia il ragionamento è differente, l’impegno militare in prima persona è giustificato dalla protezione degli investimenti fatti nella zona ed obiettivo dei radicali. La tattica militare del governo Kenyano è essenzialmente quella di tagliare le vie di comunicazione con la città di Chisimaio, che mediante il suo porto, assicura le entrate necessarie ad AL-Shabaab per la sua sopravvivenza. La rete Al-Shabaab è anche sospettata di essere dietro ai pirati che si muovono nel Golfo Persico e costituiscono un grave pericolo per le navi mercantili dirette verso il canale di Suez. Un ulteriore problema per il Kenya è l’afflusso della più consistente quantità di profughi del mondo, verso i suoi campi di accoglienza, dovuta alla grave carestia alimentare presente in Somalia. Una delle cause di questa migrazione di proporzioni bibliche e che il Kenya non riesce più a gestire è l’atteggiamento di Al-Shabaab verso gli aiuti alimentari, che vengono osteggiati con la scusa della provenienza dall’occidente cristiano. Gli estremisti islamici usano questa arma, molto più subdola che gli attentati, facendo pagare alla popolazione somala la loro strategia complementare all’uso della forza armata, ma di gran lunga più efficace per fiaccare lo stato vicino. Dietro al problema resta l’assenza endemica dello stato somalo che non riesce a ridarsi una struttura capace di governare il proprio territorio. Tuttavia non si comprende l’atteggiamento occidentale e dell’ONU che non pare volere prendere in mano la situazione in maniera risolutiva, impegnando sul campo forze armate sia di terra che aeree, capaci di cancellare le milizie islamiche e permettere di ricreare finalmente uno stato somalo sovrano. Ancora una volta nascono spontanee le domande sui criteri che determinano l’impegno in alcuni stati piuttosto che in altri.

The distrust: new sensation for the U.S.

What has materialized in the U.S. political landscape, and it is appropriate to analyze, is the development of the two anti-system movements are featuring the American scene: Tea Party and the occupants of Wall Street. This time the United States seems not to arrive after trend and, in fact, the similarities between the movements localisitici and the European Right, even extreme, as many as the first on the scene and the Tea Party are not few. Both represent a social disadvantage based on fear of strangers, the fear of permanently broken balances based on small properties and too invasive state action that stifles the traditions, customs and local economic initiative from below, with restrictive laws and increased of taxes. Those who demonstrate against Wall Street criticizes the system from the left and is characterized by non-violent action that tends to emphasize the peaceful nature of the movement that has strong similarities with the Spanish indignados, the American trait, however, valid in both cases is the seeking refuge in political parties and movements located outside of this is new to the American scene. The lack of confidence in those canons of American politics, makes the idea of ​​pessimism and discontent with the institutions, which do not appear capable of solving the problems of the average citizen. The economic crisis has weakened the main engine of the American dream: the enthusiasm and optimism. The U.S. appears on the same crumpled, folded in search of isolationism and protectionism unnatural for the American country, but common to both the right and the left. There is also a new factor that influences further on this particular climate: the realization that the United States are no longer the world power which could rule the world. If there was an unexpected effect of globalization have transformed the clay feet of the giant, in essence the U.S. has also been a significant weakening of the wealth that has affected domestic and international prestige. This has confused the Americans, who now react according to their usual standards abnormal. But this is also a sign that the U.S. has become a normal country, with what effects on the international stage, both economically and politically, it is difficult to predict.

La sfiducia: nuova sensazione per gli USA

Quello che si è materializzato nel panorama politico degli USA, ed è opportuno analizzare, è lo sviluppo dei due movimenti anti sistema che stanno caratterizzando la scena americana: Tea Party e gli occupanti di Wall Street. Questa volta gli Stati Uniti sembrano non fare tendenza ed arrivare dopo, infatti le analogie tra i movimenti localisitici e di destra europea, anche estrema, presenti ben prima sulla scena ed il Tea Party non sono poche. Entrambi rappresentano un disagio sociale basato sulla paura dello straniero, sul timore di vedere rotti definitivamente equilibri basati sulla piccola proprietà e sulla troppo invasiva azione statale che soffoca le tradizioni, gli usi locali e l’iniziativa economica proveniente dal basso, con leggi restrittive ed incremento delle tasse. Chi manifesta contro Wall Street contesta il sistema da sinistra e si caratterizza per un’azione non violenta che tende a fare risaltare la natura pacifica del movimento che ha forti analogie con gli indignados spagnoli, tuttavia la peculiarità americana, valida in entrambi i casi è la ricerca del rifugiarsi in movimenti collocati fuori dai partiti e ciò rappresenta una novità per il panorama statunitense. La mancanza di fiducia nei soggetti canonici della politica americana, rende l’idea del pessimismo e del malcontento diffuso verso le istituzioni, che non appaiono capaci di risolvere i problemi del cittadino medio. La crisi economica ha fiaccato il motore principale del sogno americano: l’entusiasmo e l’ottimismo. Gli USA sembrano accartocciati su stessi, ripiegati nella ricerca di un isolazionismo e di un protezionismo innaturale per il paese americano, ma comune sia alla destra che alla sinistra. Esiste anche un fattore nuovo e particolare che influisce ulteriormente su questo clima: la presa d’atto che gli Stati Uniti non sono più la potenza mondiale che poteva comandare il mondo. Se c’è stato un effetto inaspettato della globalizzazione è avere trasformato i piedi del gigante in argilla, in sostanza anche gli USA hanno subito un notevole indebolimento che ha intaccato la ricchezza interna ed il prestigio internazionale. Ciò ha confuso gli americani, che ora reagiscono in maniera anomala secondo i propri soliti standard. Ma ciò è anche il segno che gli USA sono diventati una nazione normale, con quali effetti sul piano internazionale, sia economico che politico, è difficile da prevedere.

China takes the field for the financing of the Eurozone

China is considering the possibility of intervention, with substantial investment, directly within the confines of the Eurozone debt. For Beijing, it is vital that the euro area countries do not enter into a lethal crisis for their economies, which are the best customers of Chinese goods. It is not, in fact, as is logical for a charitable operation, China has reduced the need not to see their growth over a given level, to continue to finance its development. Present internal contraction, Beijing must do all we can to support the demand of its products abroad, and also needs to diversify the investment of its great liquidity. In fact, the huge investments made in the USA and who are suffering because of the difficulties of the U.S. economy, need alternatives from which to draw also a political gains, as, also occurred in the United States. A lifesaver for the first euro zone may be issued in the amount of one hundred billion dollars, which still andebbero added to more than 500 billion dollars already invested by the Chinese dragon in the debt of European countries. The destination of the cash would go to Chinese food on the bottom already been saved or, alternatively, the new fund that will be created. China has also left the door open for further investment in the event you experience conditions that can foster bilateral cooperation of mutual perk. Behind these words lies, not too subtly, the intention of China to take full dignity as an industrial state, without solving the old problems associated with trade union and political rights of Chinese workers and citizens, to become a real market economy . Beijing tries to exploit the moment of weakness for the European economy does not fit the criteria of the competition, maintaining low labor costs and selling goods produced in the complete absence of safeguards for workers, allowing a lower market price. Another issue at the heart of the Chinese government is the reduction of duties, according to Beijing that are a barrier to the competitiveness of Chinese goods. In fact this is the raison d’être of such duties, compensate, at least in part the conditions that favor low Chinese prices. Despite the present financial difficulties, Europe should be wary of offers Chinese, which, if accepted, would open the doors without limitation, the excessive power of Beijing in the economy, threatening to reduce the rank of a colony, in a future not too far away, the old continent.

La Cina scende in campo per il finanziamento della zona Euro

La Cina sta valutando sulla possibilità di intervenire, con investimenti sostanziosi, direttamente entro i confini del debito dell’Eurozona. Per Pechino è vitale che i paesi dell’area euro non entrino in una crisi letale per le loro economie, che sono i migliori clienti delle merci cinesi. Non si tratta, infatti, come è logico di una operazione di beneficenza, la Cina ha necessità di non vedere ridursi la propria crescita oltre un livello determinato, per continuare a finanziare il proprio sviluppo. Presente la contrazione interna, Pechino deve fare tutto il possibile per sostenere la domanda all’estero dei propri prodotti ed inoltre deve diversificare l’investimento della propria grande liquidità disponibile. Infatti gli ingenti investimenti effettuati negli USA e che sono in sofferenza per le difficoltà dell’economia americana, necessitano di alternative, da cui ricavare anche guadagni di tipo politico, come, peraltro avvenuto negli Stati Uniti. Un primo salvagente per la zona euro potrebbe essere emesso nella misura di cento miliardi di dollari, che andebbero comunque ad aggiungersi ai più di 500 miliardi di dollari già investiti dal dragone cinese nel debito dei paesi europei. La destinazione della liquidità cinese potrebbe andare alimentare il già presente fondo salva stati oppure, in alternativa, il nuovo fondo che verrà creato. La Cina ha lasciato anche aperta la porta ad ulteriori investimenti nel caso si verificassero delle condizioni capaci di favorire la cooperazione bilaterale su benfici reciproci. Dietro queste parole si nasconde, neanche troppo velatamente, l’intenzione della Cina di assumere piena dignità come stato industriale, senza risolvere gli annosi problemi legati ai diritti sindacali e politici dei lavoratori e dei cittadini cinesi, per diventare una vera e propria economia di mercato. Pechino tenta di sfruttare il momento di debolezza dell’economia europea per non adeguarsi ai criteri della concorrenza, mantenendo il basso costo del lavoro e vendendo merci prodotte in assoluta assenza di garanzie per i lavoratori, permettendo così un prezzo di mercato più basso. Un’altra questione a cuore del governo cinese è l’abbattimento dei dazi, che secondo Pechino costituiscono una barriera alla concorrenzialità delle merci cinesi. In effetti è proprio questa la ragione di essere di tali dazi, compensare, almeno in parte le condizioni che favoriscono i prezzi bassi cinesi. Nonostante le difficoltà finanziarie presenti, l’Europa deve diffidare dalle offerte cinesi, che, se accolte, aprirebbero le porte senza limitazione alcuna, allo strapotere di Pechino in campo economico, rischiando di ridurre al rango di colonia, in un futuro neanche troppo lontano, il vecchio continente.

A conservative heir to the Saudi throne

The death of Saudi Crown Prince on pole puts the powerful Interior Minister Nayef position in the new successor to the throne. Born in 1933, he served on several previous occasions, the leadership of the country when the Saudi king has undergone recent surgery in the United States. The new dolphin is a man of conservative state that has strong ties with the Wahhabi sect, which has a very rigid view of Sunni Islam. The current time in Saudi Arabia, does not seem, however, one of the best for the rise of Nayef, the country is engaged in deep internal disagreements on the side of democratic demands, that the side with the minority problems of growth, which requires greater autonomy and better treatment, both in terms of political rights, and labor. The advent of a conservative is likely to stiffen the box and slow down the timid reforms recently granted, is in favor of greater investment in a sort of nascent welfare state, which in the timid openings substantial shape policies with the opportunity to vote in the year-level consultations Communal. Nayef is a supporter of the religious police, the Mutawa, strongly criticized the Saudis for the often brutal methods with which impose their own standards of morality. This rigidity makes many analysts fear that a way be taken even more repressive, especially against minorities in a time when it needed more flexibility to promote a softer approach to the problems. On the foreign policy front, looks just like highly religious places him as an enemy of Iran more representative of the growth of Islam, thus continuing in the wake of the traditional Saudi rulers and there should be variations on the alliance even with the Member USA, where the Saudi will continue to be a major strategic allies both regionally and globally, in terms of military power. However, due to advanced age, the more things Arab experts believe that the heir to the throne will be a sovereign transition waiting for new blood to go to rejuvenate the summit of the country.

Un conservatore come nuovo erede al trono saudita

La morte del principe ereditario saudita mette in pole position il potente ministro degli interni Nayef nella posizione di nuovo successore al trono. Nato nel 1933, ha ricoperto già in diverse occasioni la guida del paese quando il re saudita ha subito i recenti interventi chirurgici negli Stati Uniti. Il nuovo delfino è uomo di stato di orientamento conservatore che ha legami profondi con la setta wahhabita, che ha una visione molto rigida della parte sunnita dell’islam. L’attuale momento dell’Arabia Saudita, non pare tuttavia, uno dei migliori per l’ascesa di Nayef, con il paese impegnato in profondi contrasti interni sia dal lato delle richieste democratiche, che dal lato dei problemi con la minoranza scita, che richiede maggiore autonomia e migliori condizioni di trattamento, sia sul fronte dei diritti politici, che del lavoro. L’avvento di un conservatore rischia di irrigidire il dialogo e rallentare le timide riforme recentemente concesse, sia nei maggiori investimenti in favore di una sorta di welfare nascente, che nelle timide aperture politiche concretizzatesi con la possibilità dell’esercizio di voto nelle consultazioni a livello comunale. Nayef è un sostenitore della polizia religiosa, il Mutawa, fortemente criticato dai sauditi per i metodi spesso brutali con cui impone i propri criteri di moralità. Questa rigidità fa temere molti analisti che venga intrapresa una via ancora più repressiva, specialmente nei confronti delle minoranze in un momento in cui sarebbe necessaria una maggiore flessibilità per favorire un approccio più morbido ai problemi. Sul fronte della politica estera, proprio l’aspetto fortemente religioso lo pone come un nemico dell’Iran maggiore rappresentante della parte scita dell’Islam, continuando così nel solco tradizionale dei governanti sauditi e non ci dovrebbero essere variazioni neppure sull’alleanza con gli Stati Uniti, dove l’Arabia continuerà ad essere uno dei maggiori alleati strategici sia a livello regionale che globale, dal punto di vista militare che energetico. Tuttavia data l’età avanzata, i maggiori esperti di cose arabe, ritengono che l’erede al trono sarà un sovrano di transizione in attesa di nuova linfa che vada a ringiovanire il vertice del paese.