The Iranian terror network

The U.S. accuses Iran of being in league with Al Qaeda. Comes from the U.S. Treasury Department, the one that seems most ‘of a suspect, the warning that Iran is a transit point for Islamic terrorist group’s finances, to Pakistan. Not only that, the transit would also cover the actual volunteers ready to fight under the banner qaeddiste. It would be of foreigners trained in Iran, both locally recruited militia. Imagine the destination: the border between Pakistan and Afghanistan, the scene of bitter war, almost in position, between the Taliban militia ee NATO troops. From the theological point of view this alliance seems a paradox, jackets’ branch of the Iranian regime follows the growth of Islam, that Al Qaeda has branded a heretic, but the political and military significance it is the real key, on the other hand is not ‘even a novelty’: Immediately after the September 11 Washington, section ‘once the finger at Tehran, as one of the possible masterminds of the attack. That detected by the U.S. Treasury Department, is one more confirmation of a network ‘often identified, and that’ the backbone of Iran’s foreign policy, which by its action subtrack, moves in a branched network of terrorist and government environments, which are confined to the U.S. itself and Israel. It is precisely by fighting the Taliban in Afghanistan, Pakistan diverted to services, the Lebanese Hezbollah, the Syrian government, the Iraqi terrorists up to the Palestinian Hamas. The conduct of Iran is moving around a policy of military aid, financial and logistical, which keep in constant apprehension of the U.S., not because of egregious actions, but more like ‘sometimes threatened by Tehran as a guerrilla tactic almost made of small or medium-disruptive actions capable of influencing practice and appearance of the safety aspect of diplomacy. There is a strip of territory in the world, where these actions have a continuity ‘is the capacity of movement’ political influence to win support for that because Iran. All this, and then ‘next to Iran’s international problems, both related to the regime of isolation, it is easy to circumvent, or sanctions, which Tehran and’ subjected to the nuclear problem. Even for the liberal use of this slope is in line with the reasoning Iranian alliance, which makes it right, and noise and confusion.

La rete iraniana del terrore

Gli USA accusano l’Iran di essere alleati con Al Qaeda. Arriva dal dipartimento del tesoro americano, quello che pare piu’ di un sospetto, l’avviso che Teheran sia un punto di transito delle finanze del gruppo terroristico islamico, con destinazione Pakistan. Non solo, il transito riguarderebbe anche effettivi volontari pronti a combattere sotto le insegne qaeddiste. Si tratterebbe sia di stranieri addestrati in Iran, sia di miliziani reclutati in loco. Facile immaginare la destinazione: la frontiera tra Pakistan ed Afghanistan, teatro della dura guerra, quasi di posizione, tra le milizie talebane e e le truppe NATO. Dal punto di vista teologico questa alleanza pare un paradosso, giacche’ il regime iraniano segue il ramo scita dell’islam, che Al Qaeda ha bollato come eretico, ma la valenza politica e militare ne costituisce il vero cardine; d’altro canto non e’ neppure una novita’: immediatamente dopo l’undici settembre Washington punto’ subito il dito contro Teheran, come uno dei possibili mandanti dell’attentato. Quello rilevato dal dipartimento del tesoro USA, costituisce una conferma di una rete piu’ volte identificata, che e’ la spina dorsale della politica estera iraniana, che con la sua azione sottotraccia, si muove in una rete ramificata di ambienti terroristici e governativi, che hanno come unici obiettivi gli USA stessi ed Israele. Si va, appunto dai combattenti Talebani in Afghanistan, ai servizi deviati pakistani, agli Hezbollah libanesi, al governo siriano, ai terroristi iraqeni fino ad arrivare ai palestinesi di Hamas. La condotta dell’Iran si muove attorno ad una politica fatta di aiuti militari, finanziari e logistici, che tengono in costante apprensione gli USA, non tanto per azioni eclatanti, come invece piu’ volte minacciato da Teheran, quanto per una tattica quasi di guerriglia fatta di piccole o medie azioni di disturbo capaci di influenzare concretamente e l’aspetto delle sicurezza e l’aspetto della diplomazia. Esiste una fascia di territorio, nel mondo, dove queste azioni hanno una continuita’ sia di movimento che di capacita’ politica di influenza tale da fare guadagnare consensi alla causa iraniana. Tutto questo, poi e’ contiguo ai problemi internazionali dell’Iran, connessi sia al regime di isolamento, peraltro facilmente aggirabile, sia alle sanzioni, cui Teheran e’ sottoposta per il problema nucleare. Anche per questo versante l’uso spregiudicato delle alleanze risulta conforme al ragionamento iraniano, che ne fa ragione e di disturbo e di confusione.

The political implications of U.S. debt

The U.S. debt they face the decision of the court pilatesca. With elections looming real obstacle to a structural solution, the road seems to have drawn: despite a series of discussions, also particularly on, neither side wants to take the responsibility to make arrangements with their opponents, that affect the relationship with their voters. So the level of debt and the problem will be raised after the elections postponed. The situation is a clear example of how the policy takes hostage the economy and how, in the end everything falls on the population. The U.S. is now hostage to an unbalanced system, pitting the legislative power with the executive, when the majority of which is a power does not coincide with the other comes to a halt. Compounding the situation is then complicated internal situation in the Republican Party, where the movement of the tea party is likely to blast the already delicate balance. Formed according to the deepest feelings of white America at the tea party has been used by leaders of the Republican Party to highlight the contradictions of Obama. But the poverty and the shortage of topics Republicans have become prevalent ended up making the tea party movement within the American Conservative Party. This is due to the rigidity that led to the postponement. The American economy is not really at risk default, if not remote possibilities, because the interest on U.S. government bond prejudice show low confidence in the markets. The biggest problem is the social, Washington has to deal with a number of the unemployed who has reached the astronomical fee of 29 million people, equivalent to 9.2 percent and 18,000 new jobs in June are very small thing . With these premises could approach a social conflict of enormous proportions, without a political solution to the U.S. debt could trigger a chain reaction whose effects on China is most concerned about the actor. Beijing has in his coffers a share equal to 1,600 billion dollars of U.S. securities and therefore has no interest in fanning the flames of U.S. debt, but Hillary Clinton during a recent visit to Hong Kong, is committed to reassure the authorities Chinese. At present China has no liquidity problems, the worst debt of China, including in the count was also in addition to local governments, could reach 40 percent of GDP. The implications are, however, once again political relations between China and the U.S. are full of friction, which is often solved by compromises reached with difficulty in competing for global power now the game is two, but the share of debt in the U.S. hand, China is a real weapon pointed at Washington, whose internal political bloc, in the light of what appears to be a dangerous aggravation

Le implicazioni politiche del debito USA

Sul debito gli USA vanno incontro alla pilatesca decisione del rinvio. Con le elezioni incombenti, vero ostacolo ad una soluzione strutturale, la strada sembra già tracciata: nonostante una serie di discussioni, anche particolarmente accese, nessuno dei due schieramenti vuole prendersi la responsabilità di prendere accordi con gli avversari, che pregiudichino il rapporto con i propri elettori. Quindi il livello del debito sarà innalzato ed il problema rimandato dopo le elezioni. La situazione è un chiaro esempio di come la politica tenga in ostaggio l’economia e come, alla fine tutto ricada sulla popolazione. Gli USA sono ora in ostaggio di un sistema sbilanciato che mette in competizione il potere legislativo con quello esecutivo, quando la maggioranza che costituisce un potere non coincide con l’altra si arriva allo stallo. Ad aggravare la situazione vi è poi la complicata situazione interna del partito repubblicano, dove il movimento del tea party rischia di fare saltare i già delicati equilibri. Formatosi in base ai sentimenti dell’america bianca più profonda il tea party all’inizio è stato usato dai vertici del partito repubblicano per evidenziare le contraddizioni di Obama. Ma la pochezza ed anche gli scarsi argomenti dei repubblicani hanno finito per fare diventare prevalente il movimento del tea party in seno al partito conservatore americano. A questo è dovuto l’irrigidimento che ha portato al rinvio. L’economia americana, in realtà non è a rischio default, se non con possibilità remote, perchè gli interessi sui titoli decennali USA restando bassi dimostrano la fiducia dei mercati. Il problema più grosso è quello sociale, Washington deve fare i conti con un numero di disoccupati che ha raggiunto la quota astronomica di 29 milioni di persone, pari al 9,2 per cento ed i 18.000 nuovi posti di lavoro di Giugno rappresentano veramente poca cosa. Con queste premesse potrebbe avvicinarsi un conflitto sociale di proporzioni enormi, senza una soluzione politica il debito americano rischia di innescare una reazione a catena sui cui effetti la Cina è l’attore maggiormente preoccupato. Pechino ha nei suoi forzieri una quota pari a 1.600 miliardi di dollari di titoli americani e quindi non ha alcun interesse a soffiare sul fuoco del debito USA, tuttavia Hillary Clinton, durante una sua recente visita a Hong Kong, si è impegnata a rassicurare le autorità cinesi. Al momento la Cina non ha problemi di liquidità, nella peggiore delle ipotesi il debito cinese, comprendendo nel conteggio oltre allo stato anche le amministrazioni locali, potrebbe toccare il 40 per cento del PIL. Le implicazioni sono però, ancora una volta politiche, i rapporti tra Cina ed USA sono costellati da frizioni, che spesso si risolvono con compromessi raggiunti a fatica, nella competizione per potenza globale ormai la partita è a due: ma la quota di debito USA in mano alla Cina costituisce una vera e propria arma puntata su Washington, il cui blocco politico interno, alla luce di ciò risulta essere una pericolosa aggravante.

Do not start the negotiations in Libya

The situation in Libya, as well as from a military standpoint, it is increasingly difficult even from the diplomatic point of view. Gaddafi is not willing to enter into any discussions with the other party, without the NATO bombing ceased, also a possible escape from the country and the renunciation of power by the Rais, are not subject to negotiation. These assumptions contradict the possible solutions ventilated in recent days from Moscow and outline a new strategy aimed at military sorties against the rebels if it blocks the air shield. In fact the condition for opening negotiations does not seem sincere and is proposed to exploit the advantage in Tripoli heavy artillery and ground forces. A cease-fire air, in a stalemate like the present, could allow Qadhafi to regain positions. This event fits perfectly with the whole conduct of the war designed to Tripoli, which is to gain time to crystallize the situation. Aware of the impossibility of a quick solution to the conflict, instead of the willing, Gaddafi, has set belief that the war, probably making up for lost the eastern part of the country and trying to keep under its control the western part, where it enjoys more support. More time passes, the more chance of avoiding Rais has the Hague Court or exile. Eventually, there will no longer be possible to prolong the conflict and the only solution will be divided into two Libya, an artificial entity created by Italian colonialism. This is the road that wants to bring the conflict Tripoli, Benghazi and the loss of the east of the country is a lien acceptable to the preservation of power. Meanwhile, the United Kingdom has recognized as the sole representative of the Libyan people and the Transitional National Council has expelled the related officials in Tripoli, but Gadhafi also insists on the side with diplomatic missions in Tunis and Cairo on his emissaries, proving to be far that block.

In Libia non partono i negoziati

La situazione libica, oltre che dal punto di vista militare, è sempre più difficile anche dal punto di vista diplomatico. Gheddafi non è disposto ad intavolare alcuna trattativa con la controparte, senza che siano cessati i bombardamenti NATO, inoltre una eventuale fuoriuscita dal paese e la rinuncia del potere, da parte del rais, non costituiscono materia di trattativa. Questi assunti smentiscono le possibili soluzioni ventilate nei giorni scorsi da Mosca e delineano una strategia che punta a nuove sortite militari contro i ribelli qualora si blocchi lo scudo aereo. Infatti la condizione posta per aprire i negoziati non pare sincera e viene proposta per sfruttare il vantaggio dato a Tripoli dall’artiglieria pesante e dalle forze di terra. Una tregua aerea, in una fase di stallo come l’attuale, potrebbe permettere a Gheddafi di riguadagnare posizioni. Questa evenienza si accorda perfettamente con tutta la condotta del conflitto pensata a Tripoli, che consiste nel guadagnare tempo per cristallizzare la situazione. Conscio della impossibilità di una soluzione rapida del conflitto, al contrario dei volenterosi, Gheddafi, ha impostato su questa convinzione la guerra, probabilmente dando per persa la parte orientale del paese e cercando di mantenere sotto il proprio controllo la parte occidentale, dove gode di maggiore appoggio. Più il tempo scorre, più il rais ha possibilità di evitare la Corte dell’Aja o l’esilio. Tra qualche tempo non sarà più possibile protrarre il conflitto e l’unica soluzione sarà dividere in due la Libia, entità artificiale creata dal colonialismo italiano. Questa è la strada su cui Tripoli vuole portare il conflitto, la perdita di Bengasi e dell’oriente del paese è un pegno accettabile per il mantenimento del potere. Intanto il Regno Unito ha riconosciuto come unico rappresentante del popolo libico il Consiglio nazionale transitorio ed ha espulso i funzionari legati a Tripoli; tuttavia Gheddafi insiste anche sul lato diplomatico con missioni a Tunisi ed a Il Cairo di suoi emissari, rivelando di essere tutt’altro che isolato.

Could start the negotiations between the two Koreas

A meeting during the Regional Forum for the safety of the Association of Southeast Asian countries, Indonesia, could start talks on the nuclear issue between the two Koreas, interrupted by three years. The six-party talks, that over the two Koreas also includes the U.S., China, Japan and Russia, aims, as its ultimate goal, to stop nuclear proliferation for military purposes pursued by North Korea. International diplomacy has not missed the opportunity to resume the dialogue that can solve a real threat in the Hotspot world.
The activism of the USA, with Hillary Clinton has treated the subject with the highest summits in China, shows how Washington takes to resolve the matter, asking as a condition for the resumption of formal negotiations to improve relations between the two nations of the peninsula Korean. Especially in Pyongyang asked Seoul to a change in behavior and an end to provocations, such as the bombing of the territory and the sinking of the corvette South Korea occurred in 2010 when, as a result of these facts, has repeatedly touched the armed conflict. What they seek is a relaxation in the United States all the effects, which could help to dialogue toward a positive definition, for which they are considered essential prerequisites clear and coherent. It is unfortunately still the case: North Korea is preparing military maneuvers, just in the hot zone of the Yellow Sea and was also discovered a site for uranium enrichment for peaceful purposes, however. It should also be remembered that the Pyongyang regime since 2009 to prevent the IAEA inspectors to conduct inspections at nuclear sites. Despite these adverse conditions, the four countries involved in the negotiations do not intend to miss the opportunity to keep alive the hope of solving the problem, even under the increasingly difficult domestic conditions in South Korea, where the population continues to suffer the severe economic conditions. A release of the negotiations could divert funds for nuclear research towards improving the living conditions of the North Koreans, even if this option is considered remote by the negotiators themselves.

Potrebbero ripartire le trattative tra le due Coree

Un incontro durante il forum regionale per la sicurezza dell’Associazione dei paesi del sud est asiatico, in Indonesia, potrebbe fare ripartire i colloqui sul nucleare tra le due Coree, interrotti da circa tre anni. Il negoziato a sei, che oltre le due Coree comprende anche USA, Cina, Giappone e Russia, mira, come fine ultimo, a bloccare la proliferazione nucleare a scopo militare perseguita dalla Corea del Nord. La diplomazia internazionale non si è lasciata sfuggire l’occasione per fare riallacciare il dialogo che può risolvere una minaccia concreta in una zona nevralgica del mondo.
L’attivismo degli USA, che con Hillary Clinton ha trattato il tema con i più alti vertici cinesi, dimostra quanto Washington tenga alla risoluzione della vicenda, ponendo come condizione per la ripresa formale dei negoziati, il miglioramento delle relazioni tra le due nazioni della penisola coreana. In special modo a Pyongyang viene chiesto un cambio nel comportamento verso Seul e la fine delle provocazioni, come il bombardamento del territorio e l’affondamento della corvetta sud coreana avvenute nel 2010, quando, in seguito a questi fatti, si è più volte sfiorato il conflitto armato. Quello a cui mirano gli USA è una distensione a tutti gli effetti, che possa favorire il dialogo verso una definizione positiva, per la quale sono ritenuti essenziali presupposti chiari e lineari. Non è, purtroppo ancora così: la Corea del Nord starebbe preparando manovre militari, proprio nella zona calda del Mar Giallo ed inoltre è stato scoperto un sito per l’arricchimento dell’uranio, tuttavia per usi pacifici. Va anche ricordato che il regime di Pyongyang dal 2009 impedisce agli ispettori dell’AIEA di effettuare sopralluoghi ai siti nucleari. Nonostante questi presupposti negativi, i quattro paesi che partecipano ai negoziati non intendono lasciarsi sfuggire l’occasione per tenere in vita la speranza della risoluzione del problema, anche in forza delle sempre più difficili condizioni interne della Corea del Sud, dove la popolazione continua a patire le gravi condizioni economiche. Uno sblocco delle trattative potrebbe dirottare i fondi per la ricerca nucleare verso il miglioramento delle condizioni di vita dei nordcoreani, anche se questa opzione è ritenuta remota dagli stessi negoziatori.

Current trends and possible developments of the German economy in the EU

The rigidity of Germany to the countries of the Eurozone in trouble, is not only dictated by the security for the future course of the European economy. In fact one of the factors that contribute to this policy is also given by the development of the German economy, which is shifting more and more the center of gravity away from the European continent. For now, the phenomenon is growing, but it is not still look like the majority of the development and the euro area is still the core market for Berlin. But the data indicate that this focus may change in future, leading Germany to a greater extent focus beyond Europe. The trend is confirmed by the locomotive European investment, which has begun to travel in a sustained manner, in countries that are making a strategic view over: Russia, China, India and Brazil, to the detriment of Italy, France and the United Kingdom. Even politically lacks the support of Angela Merkel, who is constantly engaged in the first person to represent the government’s efforts in favor of the German economy, both at home and abroad. What Germany is doing is preparing for the future, to overcome the stagnation in mature markets to attack the opportunities offered by developing countries. If this trend continues it would open future scenarios full of unknowns for both the European Union and, to a greater extent the single currency. Think of a EU without Germany appears unlikely, the country has always been a convinced European, but the travails of the euro have generated very strong doubts on the convenience of the single currency. On the other hand, now, think of a form of political union without the euro is considerably difficult. Sooner or later the question must be posed, Germany will have more economic power to demand to have more weight in the Union’s economic choices, then the susceptibility of France and Britain will certainly be affected and it can reasonably be expected to decision making will have setbacks. It is for Eurocrats avoid this obstacle, as the resolution that has a negative spectrum of possibilities ranging from the protection of the entire German economy of the EU, not to a desirable output of Germany. The antidotes to these growth opportunities are, if not to the German uniform, at least large enough to get to the negotiating table with arguments that could soften the German power, a possibility is difficult to implement in this economic time, partly because the industry European Union, with all the appropriate caveats, it is implementing financial policy and marketing that can afford to Berlin. What future then? It seems easier to reach agreements on EU policy and on issues such as foreign policy and defense on the economic aspects, which will be the real issue in the future which will play on the European aggregation. If Germany continues to be the economic engine of Europe, will need for all member states that it remains within the grounds of the Union, giving odds of sovereignty with regard to economic governance, in view of this background, the process is irreversible and unstoppable, the EU economics and finance of the deal will be German, the other members whether or not it will catch up.

Tendenze attuali e possibili sviluppi dell’economia tedesca nella UE

La rigidità della Germania nei confronti dei paesi in difficoltà della zona euro, non è soltanto dettata dalla previdenza per il corso futuro dell’economia europea. In realtà uno dei fattori che concorrono a questa politica è dato anche dallo sviluppo dell’economia tedesca, che sta spostando sempre di più il baricentro lontano dal continente europeo. Per ora il fenomeno è in crescita, ma non rappresenta ancora l’aspetto maggioritario dell’andamento e la zona euro rappresenta ancora il mercato centrale per Berlino. Ma i dati indicano che in futuro questa centralità potrebbe cambiare, portando la Germania a concentrarsi in maggior misura oltre i confini europei. La tendenza è confermata dagli investimenti che la locomotiva europea, che ha ripreso a viaggiare in modo sostenuto, sta effettuando nei paesi che ritiene più stategici: Russia, Cina, India e Brasile, a discapito di Italia, Francia e Regno Unito. Anche politicamente non manca il sostegno di Angela Merkel, che è impegnata costantemente in prima persona a rappresentare gli sforzi del governo a favore dell’economia tedesca, sia in patria che all’estero. Quello che la Germania sta facendo è prepararsi al futuro, per superare la stagnazione dei mercati maturi per aggredire le opportunità offerte dai paesi in via di sviluppo. Se questa tendenza dovesse confermarsi si aprirebbero scenari futuri pieni di incognite sia per l’Unione Europea che, in misura maggiore la moneta unica. Pensare ad una UE senza la Germania appare poco probabile, il paese è sempre stato europeista convinto, tuttavia i travagli dell’euro hanno generato dubbi molto forti sulla convenienza della moneta unica. D’altro canto, oramai, pensare ad una forma di unione politica senza l’euro appare sostanzialmente difficile. Prima o poi il problema dovrà porsi, la Germania avrà sempre più potere economico per pretendere di avere sempre più peso nelle scelte economiche dell’Unione, a quel punto la suscettibilità di Francia e Gran Bretagna sarà senz’altro colpita e si può ragionevolmente prevedere che il processo decisionale avrà delle battute d’arresto. Spetta agli eurocrati prevenire questo intoppo, che come risoluzione presenta uno spettro di possibiltà negative che vanno dalla tutela tedesca su tutta l’economia della UE, fino ad una non augurabile uscita della Germania. Gli antidoti a queste possibilità sono una crescita, se non uniforme a quella tedesca, almeno sufficientemente grande per arrivare al tavolo delle trattative con argomenti che possano smorzare il potere tedesco; è una eventualità di difficile attuazione in questo momento economico, anche perchè l’industria europea, con tutti i distinguo del caso, non sta attuando la politica finanziaria e di marketing che può permettersi Berlino. Quale futuro allora? Appare più facile raggiungere intese sulla politica comunitaria e su aspetti quali la politica estera e la difesa che sugli aspetti economici, che saranno il vero nodo futuro sul quale si giocherà l’aggregazione europea. Se la Germania continuerà ad essere il motore economico europeo, sarà necessità di tutti gli stati membri che essa resti all’interno del recinto dell’Unione, cedendo quote di sovranità per quanto riguarda il governo dell’economia; stante così le cose il processo è irreversibile ed irrefrenabile, l’economia e la finanza della UE saranno affare tedesco, per gli altri membri si tratterà o meno di adeguarsi.