The damages of U.S. bombing

The recent disaster caused from the incorrect NATO bombing in Afghanistan, has attracted heavy criticism from the Karzai government. Such errors are likely to frustrate all the efforts made by the policy of Obama in the nation with the capital Kabul. The method of the present administration has been differentiated from the Bush administration for a less military but more set to dialogue with the Afghan society, have built hospitals and schools in order to compete with the grip on society, traditionally favorable to Taliban officials. However, the NATO army is always felt as a foreign force, though large sections of Afghan society are grateful to the role of bearer of democracy and national stabilization, its presence is perceived, rightly, as temporary. This is just work so that this presence is actually experienced by the population as non-invasive. Historically, the Afghans have always been poorly tolerated the presence of foreign forces on their territory, this is the first case of staying so long. The extra military relations intertwined favored profitable contacts that led to both political successes on the battlefield, allowing NATO forces to put big difficulties in the war machine of the Taliban and especially to have contributed to the construction of a political system as similar possible to a democratic system. This statement is essential in the plan to combat Islamic terrorism, because part of civil society and not based exclusively on military force. Sharing, in this context, is crucial, because it allows to penetrate into the deepest possible way of democratic values, which must constitute the fundamental antibodies against terrorism. Now defeat this huge effort because a plane misses its target, apart from the human tragedy, it is not conceivable. The normal aversion that breaks out following the killing of civilians wrong, with several children among the victims, is an easy and powerful weapon for opponents of NATO, most of the suicide bombings. Breaking the bonds forged between the U.S. and Afghan civil society can create a very dangerous retreat of the positions won, the Obama machine must be more attentive to detail and give up some bombing to avoid losing those hard-won social objectives so.
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I danni dei bombardamenti USA

La recente sciagura provocata in Afghanistan dall’errato bombardamento della NATO, ha suscitato pesanti critiche da parte del governo Karzai. Errori del genere rischiano di vanificare tutti gli sforzi compiuti dalla politica di Obama nella nazione con capitale Kabul. Il metodo della presente amministrazione si è differenziato dalla gestione Bush per un approccio meno militare ma più impostato sul dialogo con la società afghana, si sono costruiti ospedali e scuole in modo da concorrere con la presa sulla società, tradizionalmente favorevole agli esponenti talebani. Tuttavia l’esercito NATO è sempre e comunque sentito come una forza straniera, anche se ampi settori della società afghana sono grati al ruolo di portatore di democrazia e di stabilizzazione nazionale, la sua presenza è percepita, giustamente, come temporanea. Si tratta solo di lavorare affinchè questa presenza sia effettivamente vissuta dalla popolazione come non invasiva. Storicamente gli afghani hanno da sempre mal sopportato la presenza di forze armate straniere sul loro territorio, questo è il primo caso di permanenza così lunga. Le relazioni extra militari intrecciate hanno favorito contatti proficui che hanno determinato successi sia politici che sul campo di battaglia, permettendo alle forze armate NATO di mettere in grossa difficoltà la macchina bellica dei talebani e sopratutto di avere contribuito alla costruzione di un sistema politico il più somigliante possibile ad un sistema democratico. Questa affermazione è essenziale nel piano di contrasto al terrorismo islamico, perchè parte dalla società civile e non si fonda sulla esclusiva forza militare. La condivisione, in questo quadro, costituisce un fattore determinante, perchè permette di fare penetrare nel modo più profondo possibile i valori democratici, che devono costituire gli anticorpi fondamentali contro il terrorismo. Ora vanificare questo enorme lavoro perchè un aereo sbaglia il bersaglio, a parte la tragedia umana, non è concepibile. La normale avversione che si scatena a seguito dell’uccisione errata di civili, con diversi bambini tra le vittime, rappresenta una facile e potente arma per gli avversari della NATO, più degli attentati kamikaze. Rompere i legami creati tra USA e società civile afghana può creare una arretramento delle posizioni conquistate molto pericoloso, la macchina di Obama deve stare sempre più attenta ai particolari e rinunciare a qualche bombardamento per non perdere quegli obiettivi sociali tanto faticosamente conquistati.

Reflections on the possible entry of Serbia into EU

The issue of entry of Serbia into the European Union should be compared with the case and his turkish fail. All were admitted to the EU, only Turkey would allow a development of the EU towards the east, a state with internal contradictions certainly be remedied, but an expansion that would have been allowed not to burden the budget, also a where the component input was convinced in Europe provided the majority. In the end, basically, have predominated religious reasons, it was considered that the difference of belief could undermine the unity of the Union. Turkey had undertaken more than a little, made great progress in democratization, even if the standards were not met completely satisfied with the grades required by Brussels. The termination of negotiations for Turkey’s admission has directed to the area immediately adjacent and created a leading role in the area, which includes, among other things, a good part of the Mediterranean, in fact, the exclusion has generated a opponent, even if disputed, the borders of Europe. The question is on how to enter the Union, Eurosceptics have been accepted from the outset because of their location within the Community institution which in fact have created divisions within the European institutions? The inclusive process does not seem to have been selective enough and now the EU is often faced with pressures that can lead to endogenous values ​​contrary to the spirit of the founding of ‘European unity. And so we come to Serbia, the operation of the capture of General Mladic and the request for immediate entry into Europe are linked by a double thread, the EU can rely on a state and a government acting outside the parameters of legality demands that the EU ? It is especially convenient to pursue the requests of a nation where anti-European and nationalist forces are so strong? The request appears to meet only a political and economic need, which puts Serbia on the same level of the surrounding nations, rather than a real European sentiment. Previously nations have been accepted with little enthusiasm for the EU, but Brussels has continued inclusion on the principle that an increase in parts of the Union was the only guarantee to make it stronger. In essence, you chose the quantity over quality, have not you prefer that only those nations with authentic European sentiment. Serbia, for its recent past, has remained on the margins of the EU than other EU countries, but doubts whether his entry should be evaluated carefully and without any hurry: there is no need for non-members safe.

Riflessioni sul possibile ingresso della Serbia nella UE

La questione dell’ingresso della Serbia nell’Unione Europea va confrontata con il caso turco ed il suo esito negativo. Di tutti gli stati ammessi alla UE, solo la Turchia avrebbe consentito uno sviluppo dell’economia comunitaria verso oriente, uno stato con delle contraddizioni interne da sanare certamente, ma comunque uno stato in espansione che avrebbe consentito di non pesare sul bilancio comunitario, inoltre uno stato dove la componente convinta dell’ingresso in Europa costituiva la maggioranza. Alla fine, fondamentalmente, hanno prevalso le ragioni religiose, si è ritenuto cioè che la differenza di credo potesse minare l’unità dell’Unione. La Turchia si era impegnata non poco, compiendo grossi progressi nell’ambito della democratizzazione, anche se gli standard raggiunti non avevano completamente soddisfatto i gradi richiesti da Bruxelles. L’interruzione del negoziato per l’ammissione ha indirizzato la Turchia verso l’area immediatamente confinante ed ha generato un ruolo da protagonista nell’area, che comprende tra l’altro una buona parte di Mediterraneo, di fatto l’esclusione ha generato un avversario, seppure pacifico, ai confini dell’Europa. La domanda da porsi è sulle modalità di ingresso nell’Unione, perchè accogliere stati euroscettici fin dall’inizio del loro percorso all’interno dell’istituzione comunitaria, che di fatto hanno generato divisioni dentro le istituzioni europee? Il processo inclusivo non sembra essere stato abbastanza selettivo ed ora la UE si trova spesso a che fare con spinte endogene che possono portare valori contrari allo spirito fondativo dell’ unità europea. E così veniamo alla Serbia, la manovra della cattura del generale Mladic e della immediata richiesta di ingresso in Europa sono collegate a filo doppio; la UE si può fidare di uno stato e di un governo che agisce fuori dai parametri di legalità che la UE pretende? E sopratutto è conveniente dare corso alle richieste di una nazione dove le spinte nazionaliste ed antieuropee sono così forti? La richiesta pare soddisfare soltanto un bisogno economico e politico, che ponga la Serbia sullo stesso piano delle nazioni circostanti, più che un reale sentimento europeista. Già in precedenza sono state ammesse nazioni con scarso entusiasmo per la UE, ma Bruxelles ha continuato le inclusioni basandosi sul principio che un aumento dei componenti dell’Unione fosse l’unica garanzia per renderla più forte. In sostanza si è scelta la quantità a scapito della qualità, non si sono cioè preferite soltanto quelle nazioni con autentici sentimenti europeisti. La Serbia, per il proprio recente passato, è rimasta ai margini della UE più di altri paesi dell’area, ma i dubbi sull’opportunità di un suo ingresso devono essere valutati attentamente e senza fretta alcuna: non vi è alcun bisogno di membri non sicuri.

Obama in Poland

The international strategy continues to build that Obama puts Europe at the center. The recent visit to the center of the old continent has had the heart of the discussions the military, with the new provision, in Polish territory, an air force capable of ensuring a versatile ‘more of the above locations. This decision, to take a detachment of U.S. forces, so ‘close to Russia, will’ definitely a cooling in relations between the two superpowers. The appearance must have been carefully assessed entourage of U.S. President, ‘cause it seems a decision by the old Cold War. What led him to seek a confrontation with Russia does not seem clear, given that lately the main opponent of the U.S. and globally ‘China. However, if you look at the local scale, probably the decision and ‘dictated by the fact of preserving the center of Europe from a possible return of Russian influence in the region. Lately, in fact the action of the European Union is not ‘seemed to enjoy sharing required by the governments of Central and not by chance Obama reiterated that a united, integrated and’ functional action by the United States. Obama seems, then get your hands on a fear of disintegration in the center of the old continent in the EU. The possibility ‘frankly seems remote, but the need’ and the choice of Poland is almost symbolic for its history. The intention of the President of the United States should draw lessons from the events of the establishment of democracy in former socialist countries to transfer this experience in Arab countries under transition, to promote a rapid rise of the democratic method. The lesson to be learned and Obama wants to preserve and ‘one country under the dictatorship which shall be in place a democratic system and become part of the Western system, even if the Arab countries and there’ the significant difference of religion.

Obama in Polonia

La strategia internazionale che Obama continua a costruire mette l’Europa sempre al centro. La recente visita nel centro del vecchio continente ha avuto come fulcro delle discussioni l’aspetto militare, con la nuova disposizione, in territorio polacco, di una forza aerea, in grado di garantire una versatilita’ maggiore delle precedenti dislocazioni. Questa decisione, di portare un distaccamento di forze USA, cosi’ vicino alla Russia, portera’ sicuramente un raffreddamento nelle relazioni tra le due superpotenze. L’aspetto deve essere stato valutato attentamente dall’entourage del presidente americano, perche’ sembra una decisione da vecchia guerra fredda. Cosa porti a cercare un confronto con la Russia non pare chiaro, dato che ultimamente il principale avversario su scale mondiale degli USA e’ la Cina. Tuttavia se si guarda alla scala locale, probabilmente la decisione e’ dettata dal fatto di preservare il centro europa da un possibile ritorno dell’influenza russa sulla regione. Ultimamente, infatti l’azione dell’Unione Europea non e’ sembrata godere della condivisione necessaria da parte dei governi dell’Europa centrale e non a caso Obama ha ribadito che un’Europa unita ed integrata e’ funzionale all’azione degli Stati Uniti. Obama sembra, quindi mettere le mani avanti temendo uno sfaldamento nel centro del vecchio continente della UE. La possibilita’ pare francamente remota, ma la necessita’ e la scelta della Polonia appare quasi simbolica per la propria storia. Nelle intenzioni del Presidente degli USA occorre trarre lezione dalle vicende della instaurazione della democrazia nei paesi ex socialisti per trasferire queste esperienze nei paesi arabi oggetto di transizione, per favorire una rapida ascesa del metodo democratico. La lezione che Obama vuole trarre e preservare e’ quella di paesi ex dittature che si dotano di un sistema democratico ed entrano a fare parte del sistema occidentale, anche se nei paesi arabi vi e’ la differenza rilevante della religione.

Clinton in Pakistan

Hillary Clinton on a mission to Pakistan to reconcile the difficult diplomatic situation between the two countries followed the U.S. military action, which led to the death of the leader of Al Qaeda, Bin Laden. The mission was kept secret until the execution because of the delicate situation in Pakistan, where Bin Laden’s death has led to several retaliatory actions against targets of the Pakistani armed forces, so is the presence of Clinton was considered as a possible targeted by bombers qaeddisti wire. The aim is to reconnect the nodes of the alliance between the two countries as Pakistan is still considered a strategic ally, for its proximity to Afghanistan in the fight against the Taliban. Both states have recognized their mistakes towards each other so as to create a more relaxed atmosphere. Pakistan has acknowledged that there were certainly protections for Bin Laden diverted from areas of the state but the U.S. has admitted that it had credible evidence to Pakistani officials blame the security of the leader of Al Qaeda. The need for relaxation is common to both countries: Pakistan also to solve their internal problems, represented by an increasing share of Islamic terrorism, for which a stronger alliance with the United States can ensure resources and systems to be used in a fight tighter Islamic extremism, the need for additional United States itself, who have an interest in dialogue with a country more stable and less burdened by the threat of terrorism.

La Clinton in Pakistan

Hillary Clinton in missione in Pakistan per ricomporre la difficile situazione diplomatica tra i due paesi, seguita alla azione militare USA, che ha portato alla morte del leader di Al Qaeda, Bin Laden. La missione è stata mantenuta segreta fino alla effettuazione a causa della delicata situazione in Pakistan, dove la morte di Bin Laden ha portato a diverse azioni di ritorsione contro obiettivi delle forze armate pakistane, per cui è la presenza della Clinton è stata ritenuta come un possibile bersaglio da parte di attentatori filo qaeddisti. L’obiettivo è riallacciare i nodi della alleanza tra i due paesi dato che il Pakistan viene comunque ritenuto un alleato strategico, per la propria vicinanza all’Afghanistan, nella lotta contro i talebani. Entrambe gli stati hanno riconosciuto i propri errori gli uni verso gli altri in maniera da instaurare un clima più disteso. Il Pakistan ha riconosciuto che ci sono state senz’altro protezioni per Bin Laden da settori deviati dell’amministrazione statale ma gli USA hanno ammesso di non avere prove tangibili per incolpare funzionari pakistani della protezione del leader di Al Qaeda. La necessità di una distensione è comune ai due paesi: il Pakistan anche per risolvere i propri problemi interni, rappresentati da una sempre maggiore azione del terrorismo islamico, per cui una più forte alleanza con gli USA può garantire mezzi e sistemi da impiegare in una lotta più serrata all’estremismo islamico, esigenza complementare per gli stessi Stati Uniti, che hanno l’interesse a dialogare con un paese più stabile e meno gravato dalla minaccia terroristica.

The capture of Mladic and the Serbian request to join the EU

The capture of Ratko Mladic means that the desire to join Europe prevailed in Serbia, on attempts to hide his recent and tragic past. The war criminal, as suspected for some time, lived undisturbed under a false name in a town north of the country. Wanted by the charge of genocide for the massacre of Bosnian Muslims at Srebrenica, in July of 1995, Mladic has always escaped the International Court of Justice in The Hague, which has repeatedly launched suspicions about Serbia, about the supposed protection offered the general. The EU itself has set as the entry requirement in the union of Serbia and the capture of the award sought, blame, between the lines, to cover hiding. Significant was the almost simultaneous declaration by the Serbian government, the arrest of Mladic and the request to enter Europe. Moreover, the economic requirements imposed by the world’s crises have imposed on Serbia the decision to sacrifice his most important research to enter the front door in the euro area. But this step will not be painless, especially on the domestic front, the capture and surrender of Mladic in Serbia will require a review of its recent history, it will not be devoid of harsh political disagreements. The strong nationalist movements and also the right, in the country there will be little agreement on the delivery of the general court in The Hague, and could fuel the hatred entry into Europe that has contributed to the NATO bombing. The question will have to think carefully Brussels, while there is interest to expand the territory of the European Union, the recent statements of the political right, as the Finnish case, and in general Euroscepticism present in many “local movements , which led to significant cracks in the unity of the continent, have raised fears that if Serbia enters the EU there will be a member reasonably satisfied. The EU will carefully assess the new entry, the negative experiences made with countries that entered without the full conviction undermined the institutional foundations and the process for selecting new members will necessarily be greater requirements for accession to EU principles.

La cattura di Mladic e la richiesta Serba di entrare nella UE

La cattura di Ratko Mladic significa che la volontà di entrare in Europa ha prevalso in Serbia, sui tentativi di nascondere il proprio recente e tragico passato. Il criminale di guerra, come si sospettava da tempo, viveva indisturbato sotto falso nome in una località del nord del paese. Ricercato con il capo di imputazione di genocidio per il massacro dei musulmani bosniaci di Srebrenica, avvenuto nel luglio del 1995, Mladic è sempre sfuggito alla giustizia della Corte Internazionale dell’Aja, che ha più volte lanciato sospetti sulla Serbia, circa la supposta protezione garantita al generale. La UE stessa ha posto come requisito all’entrata nell’unione della Serbia, la cattura del pluri ricercato, incolpandola, tra le righe, di coprirne la latitanza. Significativa è stata la quasi simultanea dichiarazione, da parte del governo serbo, dell’arresto di Mladic e della richiesta di entrare in Europa. Del resto le necessità economiche imposte dalle crisi mondiali hanno imposto alla Serbia la scelta di sacrificare il suo ricercato più importante per entrare dalla porta principale nell’area dell’euro. Ma questo passo non sarà indolore, sopratutto sul fronte interno, la cattura e la consegna di Mladic imporrà alla Serbia una revisione della propria storia recente, che non sarà scevra di duri contrasti politici. I forti movimenti nazionalisti ed anche di destra, presenti nel paese non saranno certo d’accordo sulla consegna del generale alla corte dell’Aja e potrebbero alimentare l’avversione all’entrata in un’Europa che ha contribuito ai bombardamenti NATO. La questione dovrà fare riflettere attentamente Bruxelles, se da un lato vi è l’interesse ad allargare il territorio dell’Unione Europea, le recenti affermazioni dei partiti di destra, come il caso Finlandese, ed in generale dell’euroscetticismo presente in numerosi movimenti localistici, che hanno portato notevoli crepe nell’unitarietà del continente, fanno temere che se la Serbia entrerà nell’Unione non sarà un membro sufficientemente convinto. La UE dovrà valutare attentamente i nuovi ingressi, le esperienze negative fatte con paesi entrati senza la piena convinzione hanno minato le fondamenta istituzionali ed il processo di selezione dei nuovi soci dovrà avvenire necessariamente con maggiori requisiti di adesione ai principi comunitari.